Sicurezza
Dall’obesità alle malattie il passo è breve
In Italia 2 bambini su 10 sono sovrappeso e 1 su 10 è obeso. In Toscana il fenomeno è in aumento: se non affrontato può portare a diabete, eccesso di grasso nel sangue, fegato grasso, disturbi dell’alimentazione come anoressia e bulimia
In Italia, patria della dieta mediterranea, 2 bambini su 10 sono in sovrappeso e 1 su 10 è obeso, con una prevalenza decisamente maggiore nel Centro-sud. Ma anche la Toscana non è immune da questo fenomeno. L’obesità infantile è un fenomeno preoccupante, troppo spesso sottovalutato, e se non è curata circa il 50% degli adolescenti obesi rischierà di esserlo in età adulta. Per capirne di più abbiamo chiesto la collaborazione per preparare una guida al dottor Stefano Lucarelli direttore dell’Unità funzionale di Disturbi dell'Alimentazione Toscana Centro- Casa della Salute- Empoli- presidio ospedaliero Palagi.
Quando si può parlare di obesità infantile?
La definizione di sovrappeso o obesità si basa sull’uso dei percentili (curve di crescita) leggendo il rapporto peso/lunghezza o Bmi ( indice di massa corporea), per sesso e età. Per le curve di crescita facciamo riferimento a quelle dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) del 2006 per le fasce di età 0-2 e 2-5 anni mentre dai 5 ai 18 anni vengono utilizzate quelle dell’Oms 2007.
È anche utilizzata, in misura minore, la misurazione dello spessore plica tricipitale : la plica è la piega che assume la cute e il relativo tessuto adiposo sottocutaneo in un punto specifico del corpo. Perciò la misurazione dello spessore della plica tricipitale è la misurazione dello spessore del “grasso” nel braccio (ndr). E si ha obesità se superiore al 95° percentile.
Come si misura l'obesità nei bambini?
Con l’utilizzo di curve di crescita ed esame clinico.
Quali sono i problemi causati dal sovrappeso in età pediatrica?
Il sovrappeso dei piccolissimi può essere predittivo per obesità futura con aumento del rischio di ipertensione arteriosa, dislipidemia (variazione dei grassi nel sangue, ndr), intolleranza al glucosio/iperinsulinismo con possibile evoluzione verso un diabete tipo 2 (alimentare nei soggetti predisposti e/o con rischio familiare), steatosi epatica non alcolica (il fegato grasso, ndr), disturbi del comportamento alimentare (anche nelle forme subcliniche e/o atipiche come “dieting”, uso di lassativi, eccessiva attività fisica ). Ridotta autostima fino alla depressione. Ma anche discriminazione/autoemarginazione con rischio di esperienze di vittimizzazione trai pari (bullismo).
Qual è il corretto stile di vita per combattere i chili in più in un bambino?
Assumere regolarmente 5 pasti al giorno (tre pasti principali e 2 spuntini). Evitare i fuori pasto, gli alimenti ad alta densità energetica e poveri di nutrienti (bevande zuccherate, succhi di frutta, alimenti fast-food ). Fare esercizio fisico costante. Dare al bambino un'alimentazione varia ed equilibrata, incrementando verdura, frutta e cereali ricchi di fibra. Ma è importante anche rifarsi al concetto di porzione e proporre stili di vita improntati al benessere di tutta la famiglia. Nei bambini tendenti all’iperalimentazione poi, bisogna evitare i premi “alimentari”: “Per premio ti porto da MacDonald” o “ti compro un vaso di Nutella”.
I disturbi alimentari stanno diventando sempre più frequenti anche al di sotto dei 12 anni. Quali sono i più diffusi?
Occorre distinguere l’obesità ( gestita da pediatri, endocrinologi, internisti, eccetera) dai disturbi alimentari su base psicogena, che sono nell’area della Salute Mentale. Tali disturbi sono accomunati da un nucleo psicopatologico che si basa sull’alterazione dell’immagine corporea e sull'eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo.
Quale relazione c'è fra l'obesità e i disturbi della nutrizione e alimentazione?
Il sovrappeso e l’obesità rappresentano un sintomo del Disturbo da Binge-Eating (da alimentazione incontrollata). Spesso, sia nell’adulto che in età evolutiva, il sovrappeso viene visto come il problema principale, sottovalutando la possibilità che possa essere la manifestazione di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione vero e proprio. D’altro canto la presenza di sovrappeso o obesità in infanzia e adolescenza rappresenta uno dei fattori più studiati fra gli antecedenti dei disturbi dell’alimentazione, in particolare per la bulimia nervosa e il disturbo da Binge-Eating, ma anche, sia pure con minor frequenza, nell’anoressia nervosa. Altri fattori di rischio sono l’avvio di una dieta restrittiva per il trattamento dell’obesità, nonché l’aver subito critiche e prese in giro sul peso sia dal mondo dei coetanei che dai familiari.
Come capire se un figlio soffre di un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione?
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione producono alterazioni del comportamento, del modo di pensare, dello stato psicologico e dello stato di salute dell’individuo. La semplice alterazione del comportamento alimentare si può distinguere dalla vera e propria malattia in relazione alla qualità della vita.
Come si affronta un disturbo alimentare nella prima infanzia?
Intanto è importante saperlo riconoscere senza eccessi di allarmismo né minimizzazioni. I bambini possono attraversare molti periodi di difficoltà con il cibo senza per questo avere un disturbo vero e proprio. I segnali importanti riguardano la salute del bambino, quindi dovrebbe essere il pediatra che seleziona e individua i casi sospetti alle strutture specialistiche, sia internistiche che neuropsichiatriche. Il lavoro comunque è sempre di un’equipe multidisciplinare.
E in adolescenza?
Il quadro può manifestarsi in modo subdolo: l’adolescente può iniziare a voler dimagrire per molti motivi, dato il lavoro di rielaborazione della sua immagine corporea. O può cambiare stile di vita e di alimentazione (seguire le mode alimentari, fare sport in modo intensivo, eccetera) o, con una maggiore autonomia, potrà concedersi gli alimenti “proibiti” o “curarsi” dai vissuti emotivi neri con il cibo. Sarà sempre la rigidità nel tempo di certi comportamenti disfunzionanti e di disregolazione alimentare che andranno analizzati con attenzione, cercando sempre di dar fiducia al ragazzo e di mantenere un alleanza empatica sulle sue difficoltà. —
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