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Vigili e custodi vestiti col trucco: «Un cartello di ditte pilotava gli appalti»
Al centro del sistema tre aziende di Firenze, Prato e Empoli Accuse a due funzionari dei Comuni di Cecina e San Giuliano
Un cartello di ditte che pilotava le gare indette da enti pubblici, tra cui comuni e musei della Toscana e di altre regioni, per la fornitura di divise e abiti da lavoro per i dipendenti, compresi gli agenti della polizia municipale. Lo hanno scoperto i finanzieri di Firenze nell'ambito di un'inchiesta che ha portato a interdire nove imprenditori da incarichi direttivi nella loro società. I reati contestati a tutti e nove sono turbativa d'asta e associazione per delinquere. Complessivamente sono 17 le persone finite al centro delle indagini, tra cui tre dipendenti pubblici accusati di turbativa d'asta (vedi articolo a fianco). Chieste dalla procura anche le misure interdittive per tre società di confezioni, la cui posizione sarà vagliata dal gip nei prossimi giorni. Si tratta della Galleria dello Sport di Firenze, della Gim snc di Prato e della Confezioni Orsi snc di Empoli.
Il cartello funzionava grazie a quello che il gip Alessandro Moneti nelle carte definisce «un patto di non aggressione o meglio di non concorrenza». Stava per essere bandita una gara per la fornitura di divise? Ci si metteva d'accordo prima: o partecipava una ditta sola, o le altre presentavano offerte meno vantaggiose per la stazione appaltante. Chi perdeva poi veniva risarcito in altro modo, per esempio la società aggiudicataria acquistava da lui parte dei prodotti da fornire. La logica della spartizione era territoriale: tu non vieni in Toscana, e io non vengo in Piemonte o in Emilia Romagna.
Gli imprenditori colpiti da interdizione sono Rolando, Riccardo e Mattia Gabellini, amministratori della Galleria dello Sport, Paolo e Alberto Gaggii, amministratori della Confezioni Gim, Marco Orsi, titolare della Confezioni Orsi, Mirko Martini, procuratore della Kaama srl di Imola, Fabio Givogre, socio amministratore della Rochelle snc della provincia di Torino, e Marco Labellarte, amministratore della Brumar srl di Asti. Tra i bandi finiti al centro delle indagini nel corso degli anni, quello per le forniture di divise ai dipendenti della Galleria dell'Accademia di Firenze, dell'Opera primaziale pisana, di fornitura di divise alla polizia municipale di Firenze, Siena, Massa e Vaiano (provincia di Prato).
In base alle indagini, coordinate dal pm Leopolpo De Gregorio della Dda di Firenze, la Galleria dello Sport di Firenze avrebbe avuto un ruolo di preponderanza rispetto alle altre ditte toscane, che in alcuni casi avrebbero chiesto ai vertici della società il permesso di partecipare alle gare. Fare cartello permetteva in pratica di annullare l'effetto delle gare indette al ribasso, con maggiore esborso di denaro per le pubbliche amministrazioni. Quando era possibile si trovavano dipendenti pubblici conniventi, che, magari in cambio di regali, acconsentivano di accordarsi con le ditte nel predisporre la gara, o fornivano alle aziende informazioni riservate, utili a mettere a punto le offerte.
Il cartello serviva a evitare la libera concorrenza, ossia a scongiurare «un bagno di sangue» tra i vari imprenditori, come dice un indagato nelle intercettazioni. Le indagini sono partite da una segnalazione del servizio anticorruzione del Comune di Firenze, che indicava gravi anomalie nelle procedure di acquisto di vestiario e accessori per la polizia municipale: su 98 procedure di gara, ben 94 erano state vinte dalla Galleria dello Sport.
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