Sicurezza
Chianti contro Chianti: la "Gran selezione" fa infuriare il Gallo nero
Il Consorzio Chianti ha approvato la proposta di modifica al disciplinare di produzione che dà vita al Gran selezione. Ma l'altro consorzio, il Chianti Classico, si dice pronto alla battaglia: riproposte le nostre strategie
L'assemblea dei soci del Consorzio Chianti ha approvato la proposta di modifica al disciplinare di produzione che fa nascere il Chianti Gran Selezione, il top della qualità. Colore rosso rubino intenso, tendente al granata con l'invecchiamento, odore speziato e persistente, il Chianti "Gran Selezione" avrà una gradazione alcolica minima più elevata (13 gradi), e un invecchiamento di almeno 30 mesi. In particolare si guarda al mercato cinese e americano, ed è vietato il fiasco.
La revisione, messa a punto dal Cda, è stata approvata dai soci del Consorzio e potrè quindi iniziare l'iter di approvazione da parte di Regione Toscana, ministero dell'Agricoltura e Commissione europea, che si stima richiederè circa due anni. Le proposta di modifica agli otto articoli del disciplinare di produzione del vino Chianti è stata approvata con percentuali favorevoli tra l'89% e il 99%. Il totale dei voti espressi in assemblea rappresentava il 70% dell'intero corpo sociale.
Con il nuovo disciplinare, nasce anche la menzione geografica aggiuntiva, o più comunemente chiamata "sottozona", Chianti Terre di Vinci, relativa ai territori dove già si produce vino Chianti docg, compresi nel Comune di Vinci, Capraia e Limite - al di fuori della sottozona già ricompresa nel Chianti Montalbano - e nei Comuni di Cerreto Guidi e Fucecchio.
"L'iter di approvazione del nuovo disciplinare durerà circa due anni - spiega il direttore del Consorzio, Marco Alessandro Bani -, ma si chiederà che il provvedimento abbia efficacia retroattiva: per questo motivo, chi vorrà potrà iniziare già adesso a produrre Chianti con i criteri dettati per la "Gran Selezione", e immettere le prime bottiglie sul mercato nell'arco di tre anni".
"Il lavoro che il Consiglio ha fatto sul disciplinare è stato lungo e accurato - commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -, volto ad una revisione complessiva che ha avuto come obiettivi lo svecchiamento delle regole, la semplificazione a vantaggio di produttori e organismi di controllo, l'innalzamento della qualità. Abbiamo innalzato la gradazione e introdotto una grande novità come la Gran Selezione per aumentare la competitività dei nostri prodotti su mercati strategici".
IL CONSORZIO CHIANTI CLASSICO: COPIANO LE NOSTRE STRATEGIE
"Siamo profondamente rammaricati che le scelte proposte del Consorzio Chianti siano tutte rivolte soltanto a riproporre strategie di valorizzazione già messe in campo dal vino Chianti Classico: la Gran Selezione, peraltro con caratteristiche identiche a quelle della Gran Selezione Chianti Classico, come il grado alcolico, i tempi di invecchiamento e il divieto di uso del fiasco, e la certificazione obbligatoria per le transazioni di sfuso". Così in una nota il Consorzio Chianti classico il cui presidente Giovanni Manetti annuncia: "Faremo netta opposizione alla proposta di Chianti Gran Selezione in tutte le sedi istituzionali".
"Abbiamo subito un attacco frontale, che rischia di mettere a repentaglio il percorso di collaborazione da tempo avviato dal comparto viticolo toscano, fortemente sostenuto ed incentivato anche dalla Regione, che ci ha visti fino ad oggi protagonisti partecipi e attivi", aggiunge Manetti.
Ancora il Gallo nero, che ricorda come "la Gran Selezione, presente sul mercato dal 2014, è unicamente una tipologia di Chianti Classico, ideata dal lavoro esclusivo del Consorzio Vino Chianti Classico", si dice non solo "nettamente contrario" alla scelta del Consorzio Vino Chianti in merito al progetto di modifiche al disciplinare di produzione ma "soprattutto incredulo" perché "volto ad una strategia di gestione a nostro parere non costruttiva e assolutamente priva di idee innovative ed originali". Per il Chianti classico "dopo pochi giorni dall'annunciato aumento del tenore zuccherino del vino Chianti, con la presunta intenzione di allinearsi ai gusti dei mercati esteri, prevalentemente quello cinese e americano, si parla adesso di una strategia per la crescita qualitativa del prodotto. Quanto basta per generare messaggi confusori verso il consumatore e privare i produttori di vino Chianti di prospettive chiare e a lungo termine".
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