Il Tirreno

Toscana

San Mamiliano, l’ispiratore del “Conte di Montecristo”

F.B.

la storia: dal ritrovamento alle polemiche con firenze 

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sovana. Le 65 monete trafugate dal museo di San Mamiliano a Sovana fanno parte della “pignatta” di 498 monete d’oro zecchino del V secolo che furono scoperte sotto la chiesa intitolata a San Mamiliano, patrono di Sovana, nel 2004.

Una testimonianza di grande valore e rarità perché il tesoro sovanese registra e raffigura attraverso la numismatica d’epoca e i ritratti degli imperatori, un momento storico decisivo di trasformazione epocale, con le invasioni barbariche in atto, fra saccheggi, guerre, epidemie. Un periodo turbolento in cui si consuma il passaggio dalla tarda romanità all’alto medioevo. I profili imperiali scolpiti nell’oro che tennero il potere a cavallo dei due imperi di Oriente e d’Occidente cominciano da Onorio e arrivano a fissare anche il ritratto di Romolo Augustolo, imperatore solo per un anno, dal 475 al 476.

Il loro ritrovamento evoca storie romane, come quella raccontata da Plauto nella sua Aulularia (La pignatta), ma ancora di più rende reale il sapore delle leggende di tesori nascosti e mai ritrovati raccontate nei libri di fiabe e del mito, come la leggenda di San Mamiliano, appunto, che andò a seppellire il suo forziere a Montecristo, l’isola del tesoro che entra nella letteratura mondiale con l’opera di Dumas Il conte di Montecristo.

Tesori mai ritrovati, ad eccezione di questo di Sovana, che stava proprio nella piazza principale, da 1600 anni sotto i piedi di tutti, anche sotto quelli di un contadino sovanese che aveva cercato il tesoro della leggenda per tutta vita. Venne così alla luce una pignatta, col fondo integro e col contenuto intatto. Una collezione di “solidi” (monete d’oro purissimo) di circa 4,5 grammi ciascuno, coniati nelle zecche di Salonicco, Ravenna, Roma, Milano e Arles.

A Sovana, la leggenda del forziere c’era da secoli, come tutte le storie che narrano di tesori da scovare là dove finisce l’arcobaleno. E finalmente quel tesoro fu scoperto.

Circa 400 monete si conservano al Museo archeologico di Firenze, per essere studiate e in parte per essere esposte, e 83 appunto, furono affidate al museo di San Mamiliano di Sovana, nato appositamente per custodire quelle monete e di cui il cuore è, appunto, il tesoretto imperiale.

Una destinazione, quella di Sovana, su cui nel 2017 il direttore del Museo archeologico di Firenze, Mario Iozzo, a cui fu affidata la cura della gran parte delle monete di San Mamiliano, espresse qualche perplessità. A Firenze, disse all’epoca, ci sarebbe stata maggiore visibilità e maggiore sicurezza.

Ma il Comune di Sorano ebbe la meglio e con grande fatica e determinazione trasformò quello che doveva essere un museo etrusco in un museo delle monete d’oro. — F.B.

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