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Toscana

Superbatterio New Delhi, negli ospedali toscani reparti speciali per i contagiati

Sabrina Chiellini
Superbatterio New Delhi, negli ospedali toscani reparti speciali per i contagiati

A Pontedera, ricavati 15 posti letto per i pazienti che hanno contratto il germe ma si sono attrezzate tutte le strutture della Toscana nord ovest, area più colpita. I casi in Toscana salgono a 132

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PONTEDERA. Il crescente numero di pazienti colpiti dal super batterio New Delhi sta mettendo a dura prova gli ospedali, con il rischio che, se non vengono adottate adeguate misure, si crei una situazione di difficile gestione per la diffusione della malattia. Il “Lotti” di Pontedera ha aperto un reparto “infetti”. Le strutture dell’Asl Toscana Nord Ovest, compresi i presidi di Volterra, sono le più colpite della Regione ma in genere tutti gli ospedali – i primi sono stati Empoli e Pisa – hanno adottato misure organizzative per fare fronte all’emergenza. Oggi i casi sono 132, in crescente aumento. Il 30 ottobre scorso i casi rilevati erano 129.

Gli ospedali toscani, è stato spiegato, effettuano tutti uno screening in ingresso nei reparti a maggiore rischio. L’individuazione di un portatore (colonizzato o infetto) prevede l’isolamento del paziente. I portatori possono venire isolati in stanza singola oppure in una stanza o in un reparto che ospita soggetti con il medesimo tipo di batterio resistene. Oppure possono venire isolati funzionalmente dagli altri pazienti.

Nell’area maggiormente interessata (NordOvest) esistono reparti (come le Medicine) che, anche dinamicamente, possono strutturare zone dedicate in modo specifico ai pazienti portatori.

L’Asl Toscana Nord Ovest, attaccata dal Nursind che chiede investimenti per assumere più infermieri, per il “Lotti “ha predisposto, come in tutti gli altri ospedali del territorio aziendale, un reparto ad hoc e potenziate le procedure di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. A seguito dell’arrivo in Toscana (dai Paesi dell’Est Europeo e dall’Asia) della Klebsiella con fattore di resistenza agli antibiotici denominato New Delhi, queste procedure sono state rafforzate, prima di tutto con la ricerca attiva di questo batterio intestinale anche nei pazienti che non hanno sintomi.

«I protocolli di isolamento attuati dagli operatori sanitari sono stati potenziati, vi è la consulenza continua dell’unità operativa di Malattie infettive, sono state verificate e confermate le procedure di sanificazione già in uso negli ambienti degli ospedali. Possiamo dire che queste misure, ad oggi, hanno contenuto efficacemente la diffusione della Klebsiella New Delhi, enterobatterio che, ricordiamo, è pericoloso solo per le persone di per sé già gravemente ammalate», ha precisato l’Asl Toscana Nord Ovest.

Quando è disponibile una camera singola, il paziente viene isolato da solo. Se non è disponibile una stanza singola si fa l’isolamento di coorte: i pazienti da isolare vengono messi insieme in una stessa camera.

Al Lotti viene applicato il modello assistenziale a cellula, che permette di aggregare un numero definito di pazienti (in genere 12/13) affidati alla responsabilità di un infermiere e di un operatore socio sanitario; viene inoltre assegnato un infermiere di processo che garantisce il servizio in orario diurno seguendo il percorso assistenziale del paziente fino alla dimissione.

Per quanto riguarda i pazienti positivi a determinati batteri è stata creata una cellula specifica ed è stato incrementato il personale con 3 infermieri attraverso l’acquisizione di operatori a tempo determinato. «L’assistenza infermieristica è quindi erogata in totale sicurezza sia per i pazienti che per gli operatori e viene monitorata in tempo reale per le difficoltà che possono emergere giornalmente» secondo l’Asl. Ma su questo punto il sindacato Nursind non è d’accordo e chiede interventi immediati per potenziare l’assistenza infermieristica.

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