Il lutto
Cercò di stuprarla e di strozzarla, accusato pure di tentato omicidio
firenze. All'alba del 24 agosto entrò nell'appartamento delle vicina di casa, in un condominio di Firenze, la sorprese nel sonno balzando sul suo letto e cercò di abusare di lei. Ma fece anche altro. Per la procura di Firenze l'aggressore, un ventiduenne peruviano finito in manette tre giorni dopo il fatto, voleva anche uccidere la sua vittima. Nell'avviso di conclusione indagini notificato nei giorni scorsi ai suoi difensori, avvocati Nicola Muncibì e Michele Strammiello, al giovane sono constati i reati di violenza sessuale, violazione di domicilio e anche - questa è una novità rispetto all'accusa iniziale - quello di tentato omicidio.
Nella ricostruzione dell’aggressione fatta dai carabinieri il ventiduenne, figlio della domestica della vittima, entra nell'abitazione della vicina usando le chiavi che erano nella disponibilità della madre. Poi si butta sulla vittima salendo sul letto, afferrandole la gola con una mano e premendole sul viso con l'altra un panno probabilmente imbevuto di cloroformio, con l'intenzione di narcotizzarla. La donna, però reagisce, i due cadono dal letto. La colluttazione continuata a terra e si fa ancora più concitata. Il ragazzo continua a stringerle il collo, con ancora più forza, nonostante le suppliche che lei: «Non mi uccidere, mi arrendo» grida. Ma il ventiduenne non si ferma davanti a nulla, fino a che la vittima non riesce a graffiarlo al volto, costringendolo a mollare la presa, e si divincola. A quel punto l’aggressore scappa, e si rifugia nell'appartamento sullo stesso pianerottolo. È ubriaco dopo una nottata passata in discoteca, e si addormenta sul divano.
La madre, il giorno dopo, per svegliarlo sarà costretta a trascinarlo in bagno e a immergerlo in una vasca di acqua gelata. Il ventiduenne, che dopo il fatto era stato arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha ottenuto adesso gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, che sta scontando a casa di uno zio. —
Matteo Leoni
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