Sicurezza
Saccardi lascia il Pd e passa a Italia Viva
L'assessore chiama Rossi e Bonafè per annunciare il passaggio nel partito di Renzi. Poi scrive un messaggino nel gruppo regionale dei dem. "Continuo a lavorare per battere la destra". Il Pd toscano in fibrillazione per la scissione a rate. Bonafè: "Basta parlare di statuto, raccontiamo le cose buone della manovra"
FIRENZE. E pensare che solo pochi mesi fa fra lei e il suo mentore era burrasca. Anzi, tempesta. «No Matteo, non rinuncio a correre per la presidenza della Regione», disse a luglio la “Stefi” all’ex rottamatore ed ex sindaco di Firenze che l’aveva prima voluta come assessore al sociale a Palazzo Vecchio, poi la impose come vicepresidente ad Enrico Rossi dopo aver smacchiato la ditta giaguara e infine l’ha fatta crescere e diventare assessore alla sanità in Toscana. Niente, Stefania Saccardi non voleva mollare, non era disposta a rinunciare alle sue ambizioni se l’alternativa al suo nome, perfino se sostenuto dall’ex premier, era Eugenio Giani.
Poi però è arrivata la scissione, il PdR è nato davvero e gli equilibri nel centrosinistra toscano sono stati stravolti. Il nome di Giani ha preso quota e gli spazi di manovra per una fedelissima della prima ora come lei fra i dem si sono ristretti. Per questo la "bianca" Saccardi lascia i "rossi" del Pd e sceglie Italia Viva. Lì, dalla sua nuova casa, potrebbe riprovare a proporsi come alternativa al gianismo ormai diffuso fra i dem. L’assessore ha chiamato il governatore e la segretaria toscana Simona Bonafè nel primo pomeriggio e poi ha spedito un messaggino in chat ai vecchi colleghi democrats: «Cari amici – il messaggio inviato su Whatsapp del gruppo regionale dei dem, che ancora non ha abbandonato - ho già comunicato al nostro segretario Simona Bonafè e al presidente Rossi la mia decisione di proseguire la mia esperienza politica con Italia Viva. Si è trattato di una scelta dolorosa e non facile, innanzitutto per il rapporto che c'è tra noi. Abbiamo discusso a volte e tante altre volte abbiamo camminato fianco a fianco. Continuerò per quello che posso a lavorare per ampliare il campo del centrosinistra, unica possibilità per battere la destra populista che anche in Toscana è ormai alle porte. Per quanto mi riguarda l'affetto e la stima che provo per tutti voi restano immutati e spero che tra qualche mese ci si possa abbracciare e festeggiare una bella vittoria».
In fondo con Renzi Saccardi ritrova le proprie coordinate, latitudine e longitudine di una carriera politica. Anche lei arriva dalla tradizione Dc (inizia come consigliera a Campi Bisenzio), anche lei con addentellati e ottimi rapporti nel mondo del sociale e del coop bianche fiorentine. Che fra i dem pronti a fare il salto ci fosse la Saccardi era un’indiscrezione che circolava da giorni, mancava il timing. Dettato in realtà due giorni fa dalla notizia della formazione del gruppo degli italovivaisti in consiglio regionale. I primi a staccare la spina, infatti, sono stati Stefano Scaramelli e Titta Meucci. E se i due avevano acceso di fibrillazioni il Pd toscano, la partenza di Saccardi apre una crepa. Con Saccardi del resto Italia Viva entra in giunta, le istanze del renzismo torneranno a condizionare il governo regionale.
E poi perché per ora Renzi sembra pescare solo nel Pd, non in Forza Italia. Insomma, se esiste un centro politico su cui provare a costruire le proprie fortune, Renzi lo sta rosicchiando ai dem. E le fughe non riguardano solo la classe dirigente. Ma anche gli elettori. Almeno a stare ai sondaggi. Quelli seguiti allo tsunami umbro e quelli in mano al gruppo regionale dem. Rilevazioni che in qualche caso segnano proprio un effetto prosciugamento ai danni del partito guidato da Nicola Zingaretti. E soprattutto lanciano un allarme: non danno garanzia al Pd di superare il primo turno senza i 5stelle. Perché in un caso il centrosinistra con Italia viva è dato al 37% mentre il centrodestra al 43%, nell’altro è avanti ma appena di due punti. Un guaio. Perché i dem rischiano di rimanere schiacciati fra il “no” assoluto di Renzi ai grillini e la necessità di doverci dialogare per non consegnare la Toscana a Salvini.
Come ne esce il Pd? «Se ne esce scommettendo sul Pd – dice Bonafè – e non giocando ad inseguire Renzi. Saremo tanto meno competitivi quanto più ci chiudiamo nelle nostre dinamiche interne e rinunciamo a parlare al cuore della gente. Un esempio? Parliamo meno di riforma dello statuto Pd e più delle tante cose positive che ci sono nella manovra: penso ai 500 euro in più nelle tasche dei lavoratori dipendenti, ai nidi gratis, all’abolizione del superticket, all’Iva che non aumenta». Insomma, messaggio a Zinga, sul quale cresce nel partito toscano un’insofferenza ancora latente ma profonda per un certo indecisionismo, la tendenza ad adottare misure di cabotaggio e non di coraggio, soprattutto nel rapporto con Renzi. Messaggio però anche a Renzi. Non è un caso che Bonafè difenda la manovra. Anche i post-renziani sono stufi dei continui blitz del sentaore di Scandicci sulla legge di bilancio.
Per gli zingarettiani, poi, non c’è dubbio, «la scissione promossa da Renzi è priva di qualsiasi fondamento politico ma piuttosto dettata solo da ragioni di opportunità personale», dice la consigliera orlandiana Alessandra Nardini. L’ex rottamatore e i suoi si pongono «in contrapposizione al Pd in modo spesso irrispettoso», soprattutto perché grazie al Pd «sono stati eletti e hanno ricoperto o ricoprono cariche istituzionali e politiche di primo piano. Mi auguro pertanto che cessi questo continuo e strumentale fuoco di fila». E sul rapporto con i grillini è convinta: «Credo sia necessario verificare se esiste o meno la possibilità di una convergenza politico-programmatica con il Movimento. Non ci sono automatismi, ma verifichiamo se ci sono le condizioni per trovare un’intesa. La destra dall’altra parte è unita e compatta e noi nel campo del centro sinistra cosa facciamo? È sbagliato elevare il voto umbro a test sul governo o a test generale su questa alleanza».
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