Il Tirreno

Toscana

Dodici ore e un demone: l'editoriale del direttore

di Fabrizio Brancoli
Gli addobbi della cena a Castel del Piano: Mussolini e i fasci littori
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Gli addobbi della cena a Castel del Piano: Mussolini e i fasci littori

Se volessi mettere in moto un’auto a Castel del Piano, alle radici dell’Amiata, e dirigermi verso Dresda, in Germania, arriverei in Sassonia dopo dodici ore. Non so dire se sia breve o lungo, questo viaggio. So che in questa linea tremante, che sale dall’entroterra toscano fino al cuore tedesco, c’è l’Europa

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Se volessi mettere in moto un’auto a Castel del Piano, alle radici dell’Amiata, e dirigermi verso Dresda, in Germania, arriverei in Sassonia dopo dodici ore. Non so dire se sia breve o lungo, questo viaggio. So che in questa linea tremante, che sale dall’entroterra toscano fino al cuore tedesco, c’è l’Europa. Quella di oggi, con le sue contraddizioni e le sue difese rispetto agli spettri che l’hanno dilaniata e incendiata nella Storia, fino all’altro ieri. In una balera di paese, vocata a danze e premiazioni, il fascismo è la cornice di una cena per duecento persone. Centrotavola col tricolore (la patria la amano solo i fascisti, vero?) e stendardi della Decima Mas piazzati alle pareti neanche fossero poster di John Travolta. Poi una bandiera con la mascella iconica di quel gran statista che fu Benito Mussolini, quello che-quando-c’era-lui, quello delle bonifiche (in realtà compiute in buona parte prima del 1922 e nel dopoguerra, coi soldi del Piano Marshall) e delle pensioni (in realtà nate a fine Ottocento con Crispi e rese obbligatorie dal governo liberale nel 1919), sì, insomma, lui. “Tanto lo facciamo ogni anno”.

Ma se chiedi chi fossero i commensali, la risposta, guarda caso, diventa un segretone; perché evidentemente il coraggio delle proprie azioni non figurava nel menu della serata. Dodici ore più a nord c’è Dresda, dove la città, sede di raduni neri e di frequenti violenze, vota una risoluzione che dichiara l’emergenza nazista. Emergenza: parola seria. In Sassonia ( così come in Polonia e Ungheria) fioriscono le svastiche e un report dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali denuncia come l’antisemitismo sia sistemico nel continente. È l’Europa di oggi, minata da apparati insensibili, traditrice dello spirito fondatore, eppure unico baluardo possibile contro l’intolleranza. Qui ci balocchiamo con l’idea che certi timori siano esagerati o che addirittura giochino a vantaggio dei razzisti; lassù, alla fine del viaggio, sbattono contro l’urgenza tragica di un demone che vuol tornare.

 

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