Sicurezza
La cena fascista: «Amici di destra e di sinistra alla cena per la marcia su Roma»
Castel del Piano, Bargagli, 82enne organizzatore della commemorazione fascista parla di una serata senza apologia del fascismo: «Mica avevamo i carri armati»
Ad Arcidosso, paesino a un pugno di curve da Castel del Piano, sull’Amiata, lo chiamano bonariamente “il federale”. Non chiedetegli i nomi di quei duecento che il 28 ottobre hanno condiviso la tavola nella cena consumata sotto l’immagine di Mussolini, le bandiere della Decima Mas e tra saluti romani e che è diventata un caso nazionale. Non li dirà. Una cosa però non la nega. Ed è l’unico: «Il rinfresco-cena tricolore al Kronos di Castel del Piano nell’anniversario della marcia su Roma l’ho organizzato io».
Achille Bargagli, 82 anni, storico e fiero esponente della destra di Arcidosso è l’unico (oltre al consigliere grossetano Gino Tornusciolo) a mettere la faccia in quella che pare diventata una cena fantasma. Dopo la denuncia del segretario dell’unione comunale del Pd, Federico Badini, infatti, si è sollevato un coro di smentite da parte di esponenti politici e amministratori locali e provinciali di Lega, Fdi e Fi tirati in causa come presunti partecipanti alla cena.
Persona conosciutissima ad Arcidosso, anche per aver gestito un bar e per la sua passione per il collezionismo di foto e cartoline d’epoca, per la sua coerenza politica Bargagli gode ad Arcidosso e sull’Amiata di grande considerazione. E proprio lui è stato candidato consigliere alle ultime elezioni comunali nella civica Rinasci Arcidosso guidata da Guendalina Amati di Fratelli d’Italia e sostenuta da Forza Italia.
Bargagli accetta di parlare con Il Tirreno. Conferma di aver prenotato lui il locale: «Ho chiesto ai proprietari del Kronos di affittarmelo per un rinfresco che, preciso, non era una manifestazione pubblica, ma un evento del tutto privato». Si sorprende dell’attenzione sulla bandiera del duce: «L’ho acquistata in un negozio, alla luce del sole. Nessuna cospirazione. Se ne trovano ovunque in vendita e liberamente in circolazione». Ironizza sull’accusa di apologia di fascismo: «Posso assicurare che non c’era nessun carro armato». Conferma che non era la prima volta che organizzava la cena per la marcia su Roma: «È un incontro che facciamo da tantissimi anni. Vi partecipano solo gli amici». Duecento sono più che gli amici.
Svela retroscena: «Sono presenti persone di diversi orientamenti politici, qualcuno anche di estrema sinistra. Ci ritroviamo per un’occasione soprattutto amicale e privata. I comportamenti sono stati sempre corretti». E rifugge la polemica: «Lascio correre e tiro avanti. Sono in pace con la coscienza per un ritrovo in piedi da anni e che mai ha avuto conseguenze sgradevoli». Ma la sua uscita rischia di provocare imbarazzi. Bargagli non è entrato in consiglio comunale, ma alla presentazione della lista, il 20 aprile, con parlamentari ed esponenti provinciali dei due partiti, il suo ingresso fu salutato con una standing ovation. Un consenso il cui peso oggi si dilava nelle dichiarazioni dei vertici dei Fdi e Fi.
«Non sapevo della cena e non posso sapere cosa fa la gente che si candida spontaneamente nelle liste civiche», dice Giovanni Donzelli, deputato di FdI, presenza assidua nel Grossetano durante la campagna elettorale, e che ha incontrato anche Bargagli. «Non era “con noi” – specifica Donzelli – ma “insieme a noi”. E comunque se a lui piace organizzare cene rievocative, cavoli suoi, ma non è un pedofilo o uno che fa attentati alla democrazia. Ci sono cose più gravi per la tenuta della democrazia, come il reddito di cittadinanza agli ex brigatisti».
Donzelli non ritiene ci siano gli estremi per il reato di apologia di fascismo. «Non era un evento pubblico, ma privato. Non ha fatto un comizio». Anche FI prende le distanze da Bargagli. «Quella della Amati è una lista civica, anche se appoggiata dal centrodestra – dice il coordinatore provinciale Sandro Marrini –. Quest’uomo non lo conosco nel modo più assoluto e della cena non sapevo nulla. FI odia gli estremismi, da una parte e dall’altra». Idem il deputato azzurro Stefano Mugnai: «Nei piccoli comuni sono le persone che si autopropongono. Quest’uomo non l’ho mai sentito nominare. Di certo persone che fanno queste cose non ci rappresentano. Sono pulsioni nostalgiche fuori dal tempo in cui non ci riconosciamo». Intanto il deputato Pd Andrea Romano annuncia che domani presenterà un’interrogazione parlamentare alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese perché sia accertato quello che è accaduto. —
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