Il Tirreno

Toscana

a grosseto 

A Cala di Forno la tenuta medievale dei Vivarelli Colonna

Affacciata sulla “spiaggia dei Daini”, la tenuta è  composta da un borgo una struttura ricettiva e circa 1200 ettari di terreno

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GROSSETO. Di angoli meravigliosi in Maremma ce ne sono tanti. Ma Cala di Forno è una perla incontaminata nel cuore del Parco dell’Uccellina (quasi) irraggiungibile se non via mare.

E qui c’è la tenuta dei Vivarelli Colonna, di origine medievale, affacciata su una spiaggia dove, anche con i turisti a fare il bagno, è possibile incontrare caprioli, cinghiali, daini, istrici e volpi. Sono così poco abituati alla presenza umana che si avvicinano senza timori.

La tenuta, “sorvegliata” dall’alto da due torri di avvistamento di epoca medicea, da qualche tempo fra quelle in vendita su Sotheby’s, è gestita da Antonella, sorella del sindaco di Grosseto. Il prezzo è “su richiesta”, ma la fascia è la più alta.

La proprietà si compone di diversi edifici: il borgo è composto dalla villa principale, la “Casa del Fattore”, una chiesa consacrata, la “Casa del Guardiano” e vari annessi agricoli, tra i quali i vecchi magazzini del grano, per un totale di 7590 metri quadri su una superficie intorno al borgo di circa 40 ettari, dei quali, 6 ettari sono costituito da oliveto.

Dalla fattoria, percorrendo una strada bianca si arriva alle altre case coloniche e alla piana agricola; le due case di circa 490 metri quadri, una volta alloggio del guardiacaccia completamente ristrutturato negli anni '90, con un annesso di circa 80 metri e un podere di circa 520 metri, anche questo con un annesso di circa 80 metri. Questi due immobili sorgono su un terreno di circa 73 ettari, di cui 17 ad oliveto.

A pochi metri dalla spiaggia di Cala di Forno si trova una struttura ricettiva, costruita nel XVIII° secolo e trasformata in 5 appartamenti per un totale di circa 1500 metr i quadri.

L'intera tenuta si sviluppa su un'area di circa 1200 ettari, 70 dei quali di seminativo pianeggiante, 20 di seminativo collinare, 23 di oliveto ed i restanti 1100 circa di macchia mediterranea.

E merita di essere raccontata la storia di una delle due torri.

Di originale medievale e a pianta quadrangolare, era parte di un castello andato distrutto durante l'incursione Ottomana della prima metà del XVI° secolo; è il luogo dove è ambientato il mito della "Bella Roxellana", che deportata nell'harem di Istanbul, divenne dapprima favorita e poi moglie di Süleyman il Magnifico. —

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di Redazione web