Il Tirreno

Toscana

Cena fascista per 200 invitati: l’Amiata celebra la marcia su Roma

Francesca Ferri Fiora Bonelli
 Cena fascista per 200 invitati: l’Amiata celebra la marcia su Roma

Dati per presenti politici locali di Fi, Lega e FdI. Tutti negano  eccetto consigliere comunale di Grosseto legato a Casapound 

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La bandiera con l’immagine di Benito Mussolini affiancato dai fasci littori campeggia su un pannello davanti al tavolo del buffet. In sala, alle pareti, due bandiere della Decima Mas fanno da sfondo a quattro lunghi tavoli da decine di coperti l’uno, apparecchiati con tovaglie gialle e bandierine tricolori. In questa “scenografia”, allestita al Kronos, noto locale di Castel del Piano sul versante grossetano del monte Amiata, il 28 ottobre oltre 200 persone hanno partecipato a una cena di commemorazione della marcia su Roma nel suo 97° anniversario. E tra queste, denuncia il segretario dell’unione comunale del Pd di Castel del Piano, Federico Badini, vi sarebbero stati anche «esponenti della Lega, di Forza Italia e rappresentanti della destra provinciale».

È proprio il Pd a sollevare il velo su questo 28 ottobre fascista che si rinnova in vari locali fra Arcidosso e Castel del Piano almeno dagli anni ’80. Nato su iniziativa di esponenti dell’estrema destra amiatina, finora era passato sottotraccia. Voci, sì, ma niente prove. Finché lunedì qualcuno non ha tirato fuori il cellulare, scattato delle foto prima che i commensali prendessero posto, e le ha condivise su Whatsapp. Ed è in questo reticolo digitale che il Pd le ha intercettate.

«Non è semplicemente una vergogna – dice Badini – è qualcosa di più grave che ancora oggi qualcuno pensi di dover “festeggiare” l’inizio del ventennio più buio della storia d’Italia. Un’onta per un paese come Castel del Piano, dove la nostra sezione porta il nome di un partigiano ucciso dai fascisti e dove la comunità non ha bisogno dell’odio e dell’intolleranza fascista. Davanti a fenomeni del genere non si può parlare di goliardia o altro nel tentativo di non alzare i toni. Questo è un enorme problema che va affrontato e fermato».

Non solo. L’esponente del Pd vuole anche risposte. «Non vorremmo credere che a tutto questo si possa aggiungere la presenza di esponenti della Lega, di un esponente della giunta di centrodestra di Castel del Piano, nonché uomo di punta di Forza Italia sull’Amiata, e di altri rappresentanti della destra locale». Badini non fa nomi ma chiede le dimissioni degli amministratori presenti.

Sostenuta anche dalla condanna espressa dal segretario provinciale del Pd Giacomo Termine – che parla di «iniziativa vile» e di «vergogna» – la denuncia di Badini deflagra nel sonnolento pomeriggio festivo. Si moltiplicano le voci di partecipanti anche da altri comuni amiatini e da Grosseto. Molti telefoni, contattati dal Tirreno per chiedere conferma o smentita, squillano a vuoto.

La prima a controbattere è la Lega che si dice estranea alla serata. «Nessuno dei nostri consiglieri dei paesi amiatini era presente – spiega il segretario leghista Luca Jacopo Salvadori – perché non condividiamo di certo simili celebrazioni». Posizione confermata da Arcidosso anche dal leghista Alberto Lazzeretti.

L’amministrazione di centrodestra di Castel del Piano, che proprio quest’anno ha espugnato il Comune al centrosinistra, con una nota condanna l’iniziativa e se ne tira fuori parlando di «gravissima circostanza». «Non è possibile e non è nostro compito controllare tutte le feste che si tengono sul nostro territorio – dice la nota – ma questo non ci esime dal condannare nel modo più fermo e risoluto questa manifestazione di idiozia comportamentale e di condannare l’autore dell’incredibile gesto» e «qualsiasi apologia di regimi totalitari appartenenti al nostro e a altri Paesi».

Il vicesindaco Luciano Giglioni al Tirreno aggiunge: «Visto che il documento del Pd chiama in causa Forza Italia, ho pensato inizialmente che si riferisse a me. Ma le mie radici sono socialiste, le mie convinzioni nettamente antifasciste. Mai e poi mai potrei sedermi a un simile banchetto». È stato, invece, impossibile contattare un consigliere forzista di Castel del Piano, il cui nome circola in modo insistente come presente alla serata, ma di cui si dice abbia abbandonato il ristorante quando ha visto gli striscioni col duce e i fasci.

Smentisce il proprio coinvolgimento anche Fabrizio Rossi, segretario provinciale di Fratelli d’Italia, che – pur non citato da Badini – era dato per presente. «Assolutamente non ho organizzato alcuna cena privata o tanto meno pubblica. Diffido chiunque ad affermare il contrario. Per quanto mi riguarda il fascismo è finito nel 1945, è solo una parte della storia del nostro Paese. Chi sta in Fdi non può che pensarla così». Ma, insomma, chi c’era tra i 200 partecipanti alla cena – tortelli, pici all’aglione e arrosto con patate – sotto lo sguardo di Mussolini? L’unico a confermare è Gino Tornusciolo, consigliere comunale grossetano eletto con Fratelli d’Italia, poi fondatore della sezione grossetana di CasaPound, ora nel gruppo misto. «Da anni mi invitavano e non ero mai andato. Stavolta c’ero con alcuni dei miei. Ma per me il fascismo è altro che il becero nostalgismo dei saluti romani fatti in occasioni del genere». —



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