Sicurezza
Molestato dopo la preghiera islamica
La vittima è un ragazzino, un capo religioso arrestato per violenza sessuale su minori: già cacciato dalla moschea
pistoia. Si fidava del suo capo religioso. E d’altra parte non era la prima volta che andava a giocare al computer nel suo ufficio. Così, quando, dopo la preghiera del venerdì, la sua guida spirituale lo aveva invitato a raggiungerlo in azienda dopo pranzo, lui aveva accettato. Ma quel pomeriggio era andata diversamente. Tornato a casa, senza dire una parola e con gli occhi arrossati, il ragazzino, non ancora quattordicenne, era andato nella sua cameretta. Solo quando il padre era rientrato, dopo la mezzanotte, aveva raccontato ciò che era accaduto. Per poi ripeterlo nel cuore della notte nella caserma dei carabinieri.
Era il 15 giugno scorso. Adesso, il cinquantenne artigiano marocchino (di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la giovanissima vittima) si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, accusato di violenza sessuale su minori.
Nel disporre la misura cautelare nei confronti dell’uomo (ha abbandonato il suo incarico alla moschea – in provincia di Pistoia – già quando ha saputo di essere stato denunciato), il giudice delle indagini preliminari del tribunale ha valutato attendibile il racconto fatto dal ragazzino, che tutte le volte ha riferito i fatti con coerenza e senza contraddizioni: al padre appena tornato a casa; ai carabinieri; alla dottoressa dell’ospedale il mattino dopo; al consulente psichiatrico nominato dalla procura. A tutti loro aveva raccontato che quel pomeriggio mentre era sul divano davanti allo schermo, l’uomo gli si era seduto accanto e gli aveva fatto vedere sul cellulare dei video e delle foto di rapporti sessuali fra uomini. Per poi cingergli le spalle con un braccio e tirargli giù i pantaloncini, iniziando a toccarlo. E continuando mentre lui diceva basta e cercava di alzarsi. Invano. —
M.D.
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