Proteste
Uccidila: problema risolto
L'editoriale del direttore
Indossiamo una maglietta, a volte, per lanciare un messaggio. Siamo squadre di calcio, nazioni, forze scelte. Un po’ di cotone ci scorre lungo il torace e in qualche modo, forse pateticamente, ci fa gonfiare il petto. Siamo gente che veste un marchio, una citazione di Oscar Wilde, una battuta di spirito, un simbolo politico, il testo di quella canzone che ci piace tanto. Io ho una maglietta con John McEnroe disegnato sopra, un’altra con un gatto rosso, una con la frase immaginifica pronunciata da un mio amico. Ci definisce, la maglietta. Dice chi siamo, sventola una bandiera espressiva. Solo che a volte esprimiamo concetti orribili.
In un supermercato di Roma ieri vendevano una maglietta azzurra con un disegno bianco, basico e vergognoso. Una donna parla a un uomo: evidentemente, è il sottotesto, lo sta tediando. Scena successiva: l’uomo le dà una spinta e la fa precipitare nel vuoto. Sotto c’è una scritta in inglese che, tradotta, significa: “problema risolto”. Se una donna ti parla, gettala via. Problema risolto.
Il comportamento di Carrefour è una grave trascuratezza, un’assenza di controllo e una clamorosa sottovalutazione. Ma a sconcertarmi sono altre due cose: il fatto che qualcuno possa ideare questo prodotto e il fatto che qualcuno lo possa acquistare. Queste sono le ferite più serie. La creatività aberrante e l’esistenza di un mercato. La convergenza maligna di energia, tattica e interesse.
Costa pochi euro, è fatta senza talento, ha una grafica gretta e un’idea meschina. Ci diranno che è un errore, che è goliardia. In realtà è l’azione sottile del male.
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