Il Tirreno

Toscana

Firenze 

Si rifugia in una casa protetta, la trova e la acceca a coltellate

i.b.

L’ex riesce a rintracciarla grazie agli incontri “protetti” con i figli: è stato condannato a 14 anni e mezzo per lesioni aggravate da maltrattamenti

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firenze. Non è riuscita a salvarsi. Nessuno è riuscita a proteggerla. Il suo ex marito l’ha rintracciata e l’ha sfregiata. Le ha deturpato il volto, l’ha accecata. Anche se ha tentato di nascondersi. Anche se è andata a vivere in una casa protetta. Lui l’ha trovata, seguendo le tracce dei loro figli. E l’ha massacrata. Certo, ora è stato condannato a 14 anni e mezzo per lesioni gravissime derivate da maltrattamenti. Più dei due anni e due mesi che già aveva avuto (con rito abbreviato) nel 2016 sempre per maltrattamenti. Una pena che non aveva avuto alcun effetto rieducativo su Senedin Ibrahimi, 45 anni, originario di Pristina (Kosovo). E che non è bastata neppure per far scattare un campanello d’allarme sul grado di pericolosità dell’uomo.

La ex moglie (36 anni), in realtà, aveva capito quando il compagno fosse pericoloso. Per anni era stata vittima delle botte, dei maltrattamenti. E nel 2016, quando l’ex marito viene condannato a oltre 2 anni di carcere, si allontana. In un primo momento va a vivere, con i 4 figli, in una struttura protetta in provincia di Siena. Poi si riavvicina a Firenze per poter ricominciare a lavorare e riacquistare l’autonomia economica. Nel frattempo l’ex marito avanza la richiesta di vedere i figli. Le assistenti sociali accorda gli incontri purché “protetti”: sotto la loro vigilanza.

La rete di protezione non è sufficiente. L’uomo - secondo quanto risulta dal processo - avrebbe scoperto la nuova residenza (per quanto nascosta) della ex grazie proprio agli incontri con i figli e ai contatti che con loro aveva tramite cellulare. E, malgrado la condanna già avuta, il 30 agosto 2018, poi ancora il 1° e 2 settembre l’ex marito manda minacce via cellulare alla donna. Campanelli d’allarme che non fanno scattare misure di protezione. Così il 19 settembre a Pelago (Firenze) l’uomo si apposta a Pelago, in strada e aspetta la ex moglie. Quando la intravede la aggredisce con un coltello. La donna reagisce con prontezza e riesce a non farsi ammazzare: afferra il braccio dell’ex marito e devia la traiettoria della pugnalata. L’uomo, comunque, la colpisce al volto. La sfregia e le causa la perdita di un occhio, davanti a testimoni.

Da qui l’accusa di lesioni aggravate da maltrattamenti e la condanna a 14 anni e 6 mesi, malgrado l’uomo sia stato processato con giudizio immediato e in base alle vecchie norme e non al nuovo reato introdotto dal Codice rosso specifico per chi causa danni permanenti sfregiando il volto a una persona vittima di violenza. Il tribunale ha anche stabilito un risarcimenti da 40.000 euro per la donna e di 10.000 euro per ciascuno dei quattro figli, tutti parte civili. Per Ibrahimi la pm Ornella Galeotti aveva chiesto 15 anni. —

i.b.

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