Il Tirreno

Toscana

Truffa delle case di riposo, 8 arresti. Coinvolte anche 11 strutture toscane

Massimo Blasoni
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Massimo Blasoni

Al centro delle indagini il colosso Sereni Orizzonti, che si occupa di assistenza agli anziani e comunità terapeutiche per minori, con 80 sedi in tutto il territorio nazionale e molto presente anche nella nostra regione

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UDINE. Da Udine un'inchiesta che scuote il mondo delle case di riposo in tutta la Penisola. La procura friulana ha disposto otto arresti tra cui quello del noto imprenditore Massimo Blasoni. Poi perquisizioni e sequestri per un totale di dieci milioni di euro. L'ipotesi di reato è truffa aggravata, in materia di spesa socio-sanitaria, ai danni dei bilanci delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Sicilia.

Per la Gdf di Udine, la società di Blasoni ha percepito illecitamente contributi pubblici per oltre 10 milioni di euro - somma che  stata sequestrata sotto forma di beni e valori - presentando alle Aziende Sanitarie territorialmente competenti rendicontazioni non veritiere in ordine agli standard quantitativi e qualitativi dei servizi assicurati nelle proprie strutture.

Al centro delle indagini la società "Sereni Orizzonti", colosso italiano nel settore dell'assistenza agli anziani e nella gestione di comunità terapeutiche - riabilitative per minori e adolescenti, con sedi operative in tutto il territorio nazionale. Massimo Blasoni è il fondatore e la guida di Sereni Orizzonti. La società negli anni è diventata la prima azienda italiana per crescita nel settore della costruzione e gestione di rsa per anziani in larga misura non più autosufficienti. Undici di queste strutture si trovano in Toscana, di cui 6 in provincia di Firenze. Le altre 5 si trovano a Barga, Aulla, Ponte Buggianese, Prato e Livorno.

Oltre a Blasoni - conosciuto anche per le sue frequenti apparizioni televisive e gli editoriali su numerosi quotidiani nazionali - sono finite in carcere altre tre persone, mentre ulteriori quattro collaboratori sono stati posti ai domiciliari; per una nona persona il Gip ha disposto l'obbligo di firma.

Secondo le Fiamme Gialle, le strutture operative della società, "per massimizzare i profitti d'impresa, comprimevano al massimo il costo del personale di servizio impiegato ed erogavano prestazioni diverse per quantità e qualità rispetto agli standard normativamente e contrattualmente previsti, determinando un livello minore di assistenza ad anziani e minori, anche a rischio di pregiudicarne benessere e salute".

A tale scopo, venivano rendicontate anche maggiori ore di assistenza socio-sanitaria, considerando tra queste prestazioni anche quelle effettuate da personale privo delle necessarie qualifiche e, di fatto, impiegate solo nei servizi di pulizia e di cucina. La documentazione attestante le presenze giornaliere degli operatori assistenziali e le ore di lavoro da loro realmente prestate era sistematicamente distrutta e/o occultata agli organi di vigilanza. Altre volte, prestazioni mai rese ai propri degenti erano falsamente rendicontate sulla base di fatture false emesse da professionisti compiacenti. Le irregolarità, che abbracciano anche i rapporti di impiego delle unità di lavoro, costituiscono anche un raggiro degli ospiti privati che, a fronte delle rette di degenza pagate, hanno ottenuto prestazioni assistenziali inferiori.

Il gruppo gestisce 5.900 posti letto e occupa quasi 3mila dipendenti (soprattutto donne) in 80 Rsa e 10 comunità per minori. Nel 2019 il fatturato di Sereni Orizzonti (che aveva già segnato +147% nell'ultimo quadriennio) supererà per la prima volta quota 200 milioni di euro.

La nota di Sereni Orizzonti

"I provvedimenti giudiziari eseguiti questa mattina  - si legge in una nota della società - hanno colpito il vertice nonché manager e funzionari di un'azienda di primaria importanza nel suo settore, che dà lavoro a oltre 3.000 dipendenti e che fornisce servizi sanitario-assistenziali a 5.600 anziani ospitati in 80 strutture. Il fascicolo dell'inchiesta non contiene alcuna prova documentale in relazione all'ipotesi di reato contestato e siamo certi che in sede giudiziaria verrà riconosciuta l'innocenza sia dell'azionista di riferimento Blasoni sia dei collaboratori della società".

"Quanto  avvenuto - precisa la nota - non ha peraltro interrotto in alcun modo la normale attività nella sede centrale di Udine, subito ripresa dopo che la Gdf ha terminato la sua ispezione, così come in tutte le nostre strutture. Abbiamo già messo a disposizione dell'autorità giudiziaria la somma sequestrata a titolo cautelativo e confermiamo - conclude - che quanto è accaduto non ha in alcun modo compromesso la solidità economico-finanziaria del gruppo, che resta in grado di adempiere a tutti i suoi impegni".

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