Il Tirreno

Toscana

Omofobia, “buu” e saluti militari: caro calcio, che ti succede?

Giorgio Billeri
La prima pagina del Sun, il saluto dei giocatori turchi e le lacrime di Stoichkov in tv
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La prima pagina del Sun, il saluto dei giocatori turchi e le lacrime di Stoichkov in tv

Stoichkov piange dopo i cori razzisti di Bulgaria-Inghilterra: gli stadi sempre più specchio del marcio che c’è nel mondo

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Questo articolo è stato proposto da Mika, ospite del Tirreno e direttore per un'ora.

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Se sei bulgaro, vedere Hristo Stoichkov che piange in diretta televisiva, dopo i buu razzisti e i saluti fascisti dei supporter nel match contro l’Inghilterra, è come se la statua del santo patrono cadesse dal piedistallo, sulla piazza principale della tua città, e si sbriciolasse in mille pezzi ai tuoi piedi. Se sei francese e ami il calcio, gli striscioni omofobi che campeggiano nelle curve, i cori anti-gay e la tua federazione che di fatto sceglie di non interrompere le partite e non sanzionare, è una ferita che fa sanguinare il cuore. Se sei juventino, milanista o romanista, vedi Demiral, Calhanoglu o Cengiz Under portare la mano alla testa e salutare militarmente dopo una partita di calcio, come appoggio alle scelte di Erdogan finisci per interrogarti: ma davvero questo è diventato il calcio, lo sport?

C’è chi ha detto, e continua a dire, che laddove rotola un pallone niente è diverso dal resto del mondo: anche dentro un tappeto verde di 110 metri per 65 entra il marcio, il peggio della politica e della natura umana. Separare la politica dal calcio e dallo sport ormai è esercizio tanto inutile quanto anacronistico: il football fa parte della società, a tutti gli effetti, il calcio come oppio dei popoli apparteneva alla nostra vita in bianco e nero.

Tutto vero, ok. Il linguaggio che ogni giorno attraversa le nostre vite, e che percorre i meandri spesso insidiosi dei social, è violento, crudo, molto spesso non ha il filtro della ragione. Perché ci aspettiamo che nello sport e nel calcio vada diversamente? In Francia ci si interroga, sbigottiti, dopo che nelle curve della Ligue 1 sono comparsi striscioni anti-gay. Non un caso isolato, no: è successo Lione, Nantes, Tolosa, Nimes, Parigi, Marsiglia. Sconcerto, rabbia ma anche impotenza: la Federcalcio francese, che a inizio stagione aveva sottoscritto un piano di lotta all’omofobia in aggiunta al già esistente protocollo di lotta alle discriminazioni, invece di indossare il pugno di ferro ha fatto, incredibilmente, marcia indietro.

«Interrompere quelle partite è stato un errore – la posizione del presidente federale, Noel Le Graet – le fermerei per i canti razzisti, o per incidenti. Ma razzismo e omofobia non sono la stessa cosa». Apriti cielo, la questione vola sui tavoli dell’Eliseo e il ministro dello sport, Roxana Maracineanu, dice senza mezzi termini che la posizione del numero 1 della Federcalcio francese porta «discredito al calcio».

Linguaggi volgari, slogan e gesti che sgonfiano la magia del pallone, e denunciano il malessere dei nostri giorni. Se Hristo Stoichkov, il più grande giocatore bulgaro di sempre, Pallone d’oro 1994 e ricordato anche in serie A, si scioglie in lacrime davanti alle telecamere la situazione è seria. Perché non uno, non cento, ma migliaia di bulgari, dentro lo stadio di Sofia, hanno bersagliato di cori e ululati razzisti Raheem Sterling, uno dei gioielli della nazionale inglese e del City di Guardiola. Non bastasse, giù con i saluti a braccio teso, sinistro richiamo ad anni tragici. «Basta, ora serve lasciare il campo quando accadono queste cose, e questi tifosi (? ) non devono più entrare in uno stadio. Non è giusto che la mia gente soffra per questi pochi», dice Stoichkov. La polizia ne ha arrestati sei, pochi. Una minoranza sparuta. Gesto più che altro dimostrativo, ma è un inizio. Se piange il fuoriclasse bulgaro, dovrebbe piangere tutta l’Europa calcistica, o almeno preoccuparsi del saluto militare dei nazionali turchi al termine della partita a Parigi, contro la Francia. L’appoggio al regime di Erdogan, per questi giocatori che ben conosciamo in Italia, è la cosa – per loro – più naturale del mondo. Ma non è detto che per questo occorra accettare questi gesti, silenziosamente violenti. Il governo francese chiede severe sanzioni da parte dell’Uefa, che ha aperto un’indagine.

Povero calcio, ex isola felice. Oggi diventato confluenza degli istinti peggiori, siano politici, di razza o di genere. Lo stadio è ormai il luogo più comodo per, confusi nella massa, dire quello che altrimenti non potresti dire. I campioni piangono, gli arbitri interrompono le partite, i tifosi, quelli veri, sono disorientati. È il momento di fermare questo carrozzone ormai senza controllo? Tornare a goderci un dribbling, una veronica, un tiro al volo senza preoccuparci del colore, della razza, dell’orientamento politico o sessuale è così difficile? Evidentemente si: ma dalle lacrime di Hristo (Stoichkov) può rinascere qualcosa di buono. Basta ritrovare passione, buon senso. E il linguaggio giusto.

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