Sicurezza
La prima donna presto sulla Luna: la spinta è di un’astrofisica toscana
Veronica Bindi, originaria dell’Amiata, partecipa al progetto “Artemis” della Nasa: studia le radiazioni cosmiche pericolose per le astronaute in vista della missione “in rosa” annunciata per il 2024
Questo articolo è stato proposto da Mika, ospite del Tirreno e direttore per un'ora.
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Se quello di Armstrong, cinquant’anni fa, è stato «un piccolo passo per un uomo e un grande passo per l’umanità», nel 2024 il primo passo di una donna su suolo lunare sarà una grande conquista. Che porterà la parità di genere nello spazio. Una conquista alla quale sta lavorando una toscana, Veronica Bindi, astrofisica amiatina di 43 anni. Che dalla minuscola Petricci, frazione di Roccalbegna, è arrivata alla Nasa. Una scienziata spaziale italiana che si alterna tra Washington e le Hawaii, dove insegna e fa ricerca all’università. IN attesa di mandare la prima donna sulla Luna.
Per questo suo ruolo, il 16 ottobre Veronica Bindi è stata invitata alla Casa Bianca dal Presidente degli Usa Donald Trump al ricevimento con il presidente Sergio Mattarella, le eccellenze italiane che lavorano in America nei settori della scienza, dell’arte, del cibo, della musica, delle industrie, della sanità. «Una grande emozione - racconta la scienziata – anche perchè ho potuto visitare la Casa Bianca che non conoscevo e relazionarmi con tante personalità. Non coi Presidenti Trump e Mattarella, blindati dalle guardie del corpo».
Per l’astrofisica Veronica Bindi, il passo dall’Amiata agli Usa, è stato breve, ma non brevissimo: laurea all’università di Bologna; prima dei 30 anni entra al Cern di Ginevra, poi a Cape Canaveral dove - con un gruppo di 25-30 persone - segue Ams, lo spettrometro che sta esplorando i confini più remoti dell'universo, per rilevare particelle ad altissima energia. Del resto è innamorata del cielo stellato fin da bambina: «E adesso – dice - continuo a vedere un cielo bellissimo, come un’opera d’arte, dove vale la pena cercare segreti, regole e il mistero della vita, della sua origine e del suo senso».
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Da Ginevra, dunque, Veronica, ha provato l’emozione di accompagnare verso la base Nasa, Ams (Alpha Magnetic Spectromer), lo spettrometro portato nello spazio dallo Shuttle, per inviare sulla terra informazioni preziose fino al 2028. «Ams – spiega la scienziata toscana- è lo strumento costruito al Cern, e nella stazione misura la radiazione spaziale, studia la materia oscura, l’antimateria e l’origine dei raggi cosmici. Per Ams ho sempre lavorato e sono stata la prima a usare i suoi dati per studiare la radiazione spaziale e le tempeste solari. Grazie a questo ho anche vinto, anni fa, un “Career award” ricevuto dalla National Science Foundation».
Una brillante carriera, quella di Veronica Bindi, che da qualche anno è docente e ricercatrice all’università delle Hawaii, oltre che scienziata alla Nasa: «Sì, ho un doppio lavoro. All’università appartengo a un gruppo di ricerca che si occupa sempre di Ams. Ci stiamo impegnando profondamente per rendere possibili interventi per prolungare la prestazione dati dello strumento. L’hardware verrà inviato nella stazione spaziale con un razzo il 2 novembre e l’astronauta Luca Parmitano e altri astronauti ne cureranno l’istallazione entro la fine dell’anno con sei passeggiate spaziali, alcune delle quali - ed è la parte più difficile - serviranno per la futura esplorazione della Luna e di Marte. Il razzo sarà lanciato da Wallops che è la base di lancio della Nasa, e io andrò a vederlo», spiega. Per ciò che riguarda, poi, il lavoro alla Nasa, l’astrofisica sottolinea di lavorare nella sezione “scienza”: «Opero nel settore in cui si studiano il sistema solare, il clima spaziale, le tempeste solari, i fenomeni delle aurore boreali o quelli che provocano la variazione delle rotte aeree. Insomma, bisogna riuscire a fare previsioni meteo anche per lo spazio. Mi occupo pure di politiche spaziali, ad esempio quelle che servono alla protezione dei pianeti, affinché non vengano inquinati dalle sonde, oppure di riutilizzo dei materiali o dei rifiuti spaziali che dobbiamo assolutamente distruggere inviandoli in orbite particolari. Negli altri pianeti non andiamo certo per manie di colonizzazione, insomma, ma per conoscere l’universo e per tutelarlo, se possibile».
Infine Veronica Bindi partecipa al progetto Artemis, con cui la Nasa vuole, per celebrare il primo allunaggio di 50 anni fa dell’Apollo, mandare sulla Luna la prima donna. «Sono uscite proprio ora le tute da donna – racconta – e questo è un buon segno. Era l’ora che la donna atterrasse sulla luna. Non c’è solo Apollo, ma anche Artemide, la sua gemella. La missione è molto complicata, perché si tratta di restare sulla Luna per poter studiare al meglio comete e meteoriti da un satellite che è integro, privo di tutti i filtri inquinati dell’atmosfera terrestre. Io partecipo al progetto Artemis, misurando la radiazione cosmica pericolosa per gli astronauti e per le tecnologie e studiando le tempeste solari».
E cosa c’è nel futuro di Veronica Bindi? «Mi hanno offerto un lavoro di assistente speciale del vicedirettore della ricerca per la diversità e l’inclusione alle Hawaii. Penso che accetterò, perché l’obiettivo è diventare professoressa ordinaria all’università. Adoro questo lavoro e tutto le cose che sono in questa perfezione estrema e meravigliosa dell'universo di cui non conosciamo il segreto e di cui noi esseri umanisiamo solo una parte infinitesimale, in attesa di capire e di scoprire ancora».
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