Attenzione
«Un fantasma per 10 anni, ora riparto»
Minacciata di morte, l’imprenditrice ha fatto condannare lo strozzino in primo grado. «Ma ho ancora paura dei suoi amici»
«Sono stata un fantasma per dieci anni. Ma l'usuraio che mi ha perseguitata è stato condannato. Ora torno a vivere». Come è un altro paio di maniche. Ha un cappellino giallo in testa. Calca spessi occhiali da sole. La grande sciarpa amaranto e il giubbone grigio topo fanno il resto. Silvia non vuol farsi vedere. Silvia – si è data questo nome per difendersi dalle ritorsioni – ha ancora paura. Esce ora da un incubo chiamato usura. Ma non si fida. Preferisce camuffarsi quando parla coi giornalisti. Gli amici dello strozzino che l'ha perseguitata potrebbero tornare a cercarla. Anche ora che lo Stato si è accorto di lei. Che le accordato i fondi destinati alle vittime di usura per rimettere in piedi un’attività. Un prestito per ripartire, si intende. Non un regalo.
la banca non eroga
il finanziamento
«Vivo in Toscana. Avevo un'attività imprenditoriale a Firenze. Dopo la metà degli anni Duemila mi trovo all’improvviso in difficoltà economiche». Così esordisce l’imprenditrice. Che, per non chiudere, si rivolge a una banca. Ottiene pure l'autorizzazione a un finanziamento, ma i soldi non arrivano mai. Intanto la situazione peggiora. Silvia naviga in cattive acque. «È allora che una persona (non della banca, ndr) mi consiglia di rivolgermi a un usuraio».
tasso: 300%
Sembra la soluzione ai suoi problemi. Tanti soldi facili e subito. Risorse pronte per uscire dalla palude. Ma vanno restituite in poco tempo, in un'unica mandata: tasso di interesse al 300%. «All'inizio questa persona era benevola, ma facevo fatica a restituire i soldi. Così sono arrivate le intimidazioni fino alle minacce di morte”» dice Silvia. Non ci sono solo minacce di morte. «Per sei anni ricevo oggetti intimidatori, sono di chiaro stampo mafioso». Allora Silvia dice basta ed esce dall'ombra. «Ho preso coraggio e nel 2010 ho sporto denuncia». Ma l'incubo è appena cominciato.
In fuga
«I primi anni è uno sconvolgimento totale. Prima perdo il lavoro. Poi la casa. Poi l'auto. Vivo grazie all'aiuto dei familiari», racconta. Si nasconde spostandosi da un luogo all'altro. Cerca di far perdere le tracce allo strozzino che la perseguita. Ma il peggio deve ancora arrivare. «A un certo punto viene a mancare la persona che mi aiuta». Sembra la fine. Il rischio di finire per strada è dietro l'angolo. Sono le giornate più buie. Anche se la Guardia di Finanza è sempre vicino. Poi uno squarcio di luce. «Sono costretta a lasciare casa, ma alcuni amici mi accolgono. Mi danno un tetto e un piatto da mangiare tutti i giorni». Comincia la risalita. Lo strozzino viene individuato. Inizia il processo. Nel 2015 Silvia si rivolge alle istituzioni per chiedere accesso al fondo statale per le vittime di usura. Nel 2018 il Comune di Firenze le dà una mano con alcuni contributi una tantum.
il contributo
«Poi arriva il reddito di cittadinanza. Faccio domanda e lo ottengo. Anche se non la cifra intera». Silvia si rivolge alla Fondazione Caponnetto. Renato Scalìa la mette in contatto con Gabriele Bianchi, consigliere regionale di M5S. Bianchi segnala il caso al commissario del governo antiracket, il prefetto Annapaola Porzio. Intanto lo strozzino viene condannato in primo grado: basta per ottenere lo sblocco del fondo. È un prestito dello Stato. «Mi serve per avviare una nuova attività imprenditoriale», dice Silvia. Pare siano 50mila euro. La ripartenza è con la vendita dei prodotti agricoli e artigianali dell'Associazione Fior di Corleone guidata da Maurizio Pascucci. La vicenda di Silvia è il primo caso di vittima di usura con condanna denunciato a Firenze. Ce ne fu un altro negli anni ’90 a Campi Bisenzio. Ma sono pochissime le denunce per usura: 7 nel 2017 dice la Prefettura di Firenze: 0 nel 2018. Le vittime hanno paura. E Silvia vuole aiutare: «Se avete problemi scrivete a silvia.s052010@gmail.com. Vi metterò in contatto con le persone giuste. Ma scrivetemi anche se volete aiutare la mia nuova attività». —
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