Il Tirreno

Toscana

Non solo trattori per la Tirrenica: la vogliono pure gli ambientalisti

Mario Neri
Non solo trattori per la Tirrenica: la vogliono pure gli ambientalisti

Grosseto: da Legambiente a Confindustria, in 700 in corteo  per chiedere di trasformare l’Aurelia in superstrada

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Sì, Antonfrancesco Vivarelli Colonna l’ha appena detto davvero. Su Marte, a quest’ora se la Toscana non si fosse avvitata su se stessa per costruire un’autostrada sulla costa, saremmo già tutti sul pianeta rosso, sani e salvi, in fuga dalla Terra che si scioglie. Greta Thunberg chi? «Dopo 50 anni di presa per i fondelli non possiamo consentire altri sprechi, perché dopo 50 anni di progetti, soldi spesi, filosofia – urla il sindaco di Grosseto dal palco – con questi soldi saremmo potuti andare su Marte e avremmo potuto liberare la nostra civiltà dal pericolo dell’estinzione e invece abbiamo perso una valanga di tempo».

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Ecco, magari avrebbe potuto risparmiarsi le dirette Facebook che lo ritraggono rubizzo per lo sforzo dialettico, e forse il paragone sarà un po’ ardito, un tantino iperbolico, ma i manifestanti, mentre ridono e si danno di gomito, lo applaudono. Perché il ponderoso rampollo di famiglia fiorentina che adesso sogna di diventare pure governatore della Toscana sotto le insegne del centrodestra ha appena reso il senso di frustrazione che vivono i maremmani e i 700 arrivati sul piazzane di ghiaia vicino al Maremà, il centro commerciale su cui si chiude il corteo organizzato per dire «Sì al corridoio tirrenico». Cioè per dire che la Maremma s’è rotta davvero di aspettare per la Tirrenica, di subire il deficit economico e di sicurezza prodotto dall’assenza storica di una strada che raccordi la costa toscana col resto d’Italia.

Così i 700 hanno sfilato da Rispescia e questo piazzale a nord della città. Ci sono gli autotrasportatori di Cna, che la vogliono perché «l’Aurelia così com’è è una roulette russa. Senza corsia d’emergenza dobbiamo viaggiare a un passo dalla scarpata, rischiando di ucciderci», dice il portavoce Gianfranco Del Poeta. «E noi allora? - si fa avanti Fabio Bellacchi, presidente del consorzio di bonifica e agricoltore - Se davvero la trasformassero in superstrada ci toglieremmo di mezzo, non saremmo più costretti a passare con i trattori sull’Aurelia per arrivare ai campi. E la strada diventerebbe più sicura, morirebbero meno cristiani, hai visto ieri quell’incidente mortale a Capalbio?». C’è anche l’associazione delle Vittime della strada, uno striscione, un mosaico di volti di ragazzi uccisi sull’asfalto italiano. Che così com’è, è la iattura di questa terra. «Ieri i briganti oggi l’Aurelia», hanno scritto su uno striscione. Così, eccoli: sette chilometri sull’Aurelia, un serpentone di 14 trattori e dieci tir, decine di auto per gridare una verità fino a due anni fa quasi indicibile. «Niente più autostrada, siamo qui per dire sì a un adeguamento dell’Aurelia che la trasformi in una superstrada senza pedaggio – dice Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio, promotrice della mobilitazione - È passato troppo tempo, troppe promesse. Finora la politica ha approfittato delle divisioni sul territorio, ha avuto una scusante per il suo indecisionismo. Adesso c’è un fronte unito e largo». Perché se c’è una novità sulla fantasmagoria della Tirrenica, è proprio che questa volta sembrano volerla tutti. Per questo ora son tutti sulla ghiaia del Maremà: gli agricoltori appesi alle cabine con gli striscioni, e la gente con le bandiere di Confindustria, Legambiente, Cgil, Coldiretti, Uil e Cia accanto alle rotoballe caricate sui rimorchi. Camionisti, agricoltori, lavoratori, donne, i ragazzi di Festambiente. «La sistemazione dell’Aurelia a 4 corsie senza pedaggio è sempre stata la nostra soluzione - dice Valentina Mazzarelli di Legambiente - Così si salvano vite e si innova il territorio ma valorizzando i suoi volani economici: ambiente, turismo e agricoltura». Insomma, gli industriali e gli sviluppisti al fianco degli ambientalisti e di chi fino a poco tempo fa veniva accusati di essere un frenatore, pessimista, sfascista.

Sotto il palco ci sono i consiglieri regionali, i parlamentari, sindaci del Pd e di centrodestra. Insomma, in Maremma è nato un altro partito del sì. Certo, non ci sono i grillini. Ma la Tirrenica ha un suo fan club, la curva dei superstradisti. Perfino Enrico Rossi pare aver ingoiato il rospo, lui che sogna di «collegare Milano a Roma e tappare l’unico buco sulle coste italiane non coperto, la Toscana». Anche se il governatore riporta tutti sulla Terra: «Entro fine anno serve che il governo firmi un accordo che fissi tempi e finanziamenti. Perché, è bene essere chiari, i soldi non ci sono». L’ultimo via libera, del 2017, è stato dato al tracciato e all’idea di trasformare il progetto presentato da Sat per una autostrada che corra da Grosseto ad Ansedonia in superstrada senza pedaggio. Sulla carta, 650 milioni. «Non basteranno». Per questo «ne parlerò con Conte». Il premier, dice Rossi, «mi ha chiamato, e a lui dirò che la Tirrenica è una priorità». «Siamo delusi e stanchi, non è giusto che la gente continui a morire», grida Giuseppe Ranieri, vicesindaco di Capalbio. Proprio a Capalbio venerdì sera è morto un uomo in un incidente. «Basta - grida pure Vivarelli - dopo otto mesi di lavoro, nel 2017 fummo colti da sommo basimento scoprendo che era uscita dalla priorità governative». E tuona, in versione mascella volitiva: «Se questo non basta, andremo su Roma, io farò da testa d’ariete, sfonderemo ogni ben di dio». «Calmo sindaco, ci provano da 55 anni», si sente una voce dal pubblico. In effetti già nel ’64 la Nazione titolava «Presentata al ministero la domanda per l’autostrada Livorno-Civitavecchia», avvertendo però che le casse dello Stato erano «esangui» e «dato il tempo che tira… non c’è da aspettarsi una realizzazione a tamburo battente». 

 

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di Redazione web