Il Tirreno

Toscana

l’insegnante 

«Io, dopo 13 anni trattata da scarto Finirò nella girandola delle supplenze»

Mario Neri
«Io, dopo 13 anni trattata da scarto Finirò nella girandola delle supplenze»

Viola, 43 anni, teme di perdere il posto da un giorno all’altro «Esclusa dal concorso salva-maestri per un cavillo»

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Per Viola i giorni, da settimane, durano il doppio. «Non so perché, ma temo che a me toccherà il peggio. Dovrò sopportare un’ingiustizia. Sì, perché non so come chiamarla sennò». Teme di dover accettare di essere una delle tante sommerse fra i pochi e fortunati salvati. Viola insegna ai bambini della materna da 13 anni negli scuole di Lucca. «Ho iniziato a 30 anni dalla paritaria, con le private, ma 3 anni fa sono finalmente riuscita ad entrare in ruolo grazie alla Buona scuola». L’hanno chiamata dal Miur dopo l’ingresso nelle graduatorie ad esaurimento. «Perché il sistema che adesso mi considera una insegnante di serie B, tre anni fa mi ha trattata con i guanti, ha considerato il mio diploma e la mia preparazione non solo idonee, ma un’eccellenza del sistema scolastico. Dopo un anno in prova, fui valutata da una commissione ministeriale che mi fece superare brillantemente il test, confermando che le mie competenze e le mie capacità equivalevano a quelle di un laureato. Insomma, quella commissione mi abilitava ad insegnare equiparando il mio diploma ai titoli dei giovani arrivati in cattedra con la laurea. Invece adesso ogni giorno attendo la sentenza del Tar del Lazio con la paura che significhi licenziamento, declassamento, super precariato a 43 anni».

Sì perché Viola (ci ha chiesto di rimanere anonima perché teme che una docente che parla possa diventare anche una docente scomoda e quindi da scartare), è uno dei migliaia di maestri toscani senza laurea che adesso rischiano il posto e di vedere cancellati in un colpo anni di esperienza. Anche perché lei non ha potuto accedere al concorso straordinario bandito dal Miur a luglio e il prossimo sarà destinato solo ai docenti senza laurea delle medie. «Io sono stata esclusa perché non avevo maturato tre anni di servizio nella scuola pubblica, e quelli svolti nelle paritarie non valevano. Eppure, se venissimo licenziate per effetto della sentenza, sappiamo già che il Miur applicherebbe il pronunciamento a partire dal 30 giugno. Questo perché non siamo idonee ad insegnare, ma se serviamo a non gettare nel caos classi e scuole toscane, tutto sommato siamo passabili. Ma vi pare normale?».

Quelli come lei, dice, vivono sul filo di lana. «Non tutti quelli che hanno fatto ricorso lo perdono. Qualcuno ha ottenuto anche sentenze positive, e dunque la sua cattedra è stata confermata ed è caduta la riserva. Eppure partiamo tutti dalle stesse condizioni. Sembra che le valutazioni dei giudici siano aleatorie. C’è una mia amica che l’ha scampata, e non è che a differenza di me nel frattempo si sia laureata o abbia partecipato al concorso straordinario». Viola non teme di dover cambiare lavoro. «Ma se dovesse arrivare una sentenza negativa, nessuno mi garantirà di poter sperare ogni anno in un incarico che non duri solo qualche mese o poche settimane. Insomma, il mio timore è di diventare una supplente, costretta ad insegnare a singhiozzo e a macinare chilometri viaggiando da una provincia all’altra. Dopo anni di insegnamento, mi sembra un’umiliazione, oltre che un’ingiustizia». Viola è convinta che la cecità burocratica sia perfino autolesionista. «Che fine fa la continuità formativa, la stabilità del percorso intrapreso dai bambini se si dovesse creare un nuovo esercito di precari?». —

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di Redazione web