Gioco
La prof e le frasi sui “negri” Scoppia un caso a Livorno
Al liceo Cecioni un’insegnante parla di migrazione. Alcuni genitori: «Ha detto che vengono a rubarci il lavoro, saluti fascisti in classe». Lei nega: «Accuse infamanti». Aperta un’inchiesta
IL CASO
«Un bel giorno una professoressa dice a tua figlia e alla classe intera che i negri vengono in Italia per rubare il lavoro , che hanno più soldi di tutti noi, che è scientificamente provato che delinquono più degli altri (i bianchi)». Quello che sembra l’incipit di una brutta storia di pregiudizi e discriminazione, in realtà, è la miccia che fa scoppiare il caso choc di frasi razziste in classe che sarebbero state pronunciate da una professoressa, al liceo Cecioni di Livorno. È un messaggio-sfogo, prima postato su Facebook da una mamma e poi inoltrato sulle chat di WhatsApp , che ha fatto il giro dei telefonini di mezza città. Diventando di dominio pubblico e generando reazioni da parte del mondo scolastico e istituzionale.
Tutto nasce dalle rivelazioni di alcuni studenti di seconda della maxi scuola che conta quasi 1800 alunni: l’istituto apre un’istruttoria sulla professoressa, dopo la denuncia formale di una parte di genitori.
Il liceo apre un’indagine su quelle frasi choc che sarebbero attribuite alla docente (Il Tirreno non pubblica né l’indirizzo di studio, né il nome dell’insegnante, né quello della mamma per non rendere riconoscibili gli alunni minorenni). Nel racconto amareggiato della donna su Fb si parla di tre ragazze della classe che si sarebbero alzate in piedi per dissentire, mentre il resto degli studenti le prendeva in giro (con tanto di saluto fascista e battutacce) e la professoressa avrebbe riso. Versione, questa, che la docente sotto accusa nega con forza, parlando di «accuse infamanti».
Eppure i genitori, questi fatti, li confermano. «In classe anche il saluto fascista oltre a quelle frasi: non mettiamo assolutamente in dubbio i racconti di nostra figlia e non solo suoi, per questo siamo andati dal dirigente e vogliamo chiarezza su questi fatti che riteniamo gravi», spiegano con fermezza. E il liceo si muove subito, formalmente, per accertare i fatti. «La scuola fino a che non sono venuti i genitori non era ufficialmente informato dell’accaduto, adesso che lo siamo, abbiamo subito avviato un’istruttoria perché vogliamo andare fino in fondo e capire come realmente stanno le cose. Abbiamo ascoltato studenti, genitori e docente», afferma la vicepreside Cecilia Paladini. Il Tirreno parla anche con la prof. E lei racconta la sua verità. «Stavamo trattando un testo argomentativo sul tema della migrazione, proprio perché alla maturità i ragazzi portano testi argomentativi e si tratta di una modalità di lavoro che poi li aiuterà quando arriveranno agli esami. Con questo modus operandi si danno poi ai ragazzi due testi nei quali si esprimono tesi e antitesi, ovvero gli aspetti contrari e favorevoli rispetto al tema trattato, in questo caso la migrazione. A questo punto i ragazzi si esprimono su questi aspetti». Ma come si arriva al messaggio che parla di frasi razziste che la prof avrebbe pronunciato, non se lo spiega. «Non me lo so spiegare. Io stavo esponendo agli studenti i pro e i contro della questione migrazione oggi nel contesto moderno, sviscerandoli e ci tengo a precisare che non esprimevo certo il mio pensiero e né ho mai utilizzato le parole che mi vengono attribuite». Si nega anche che qualche studente abbia fatto il saluto fascista in classe. «Nessun studente lo ha fatto, né ho mai visto alunni farlo in tutta la mia carriera». Il caso arriva in Regione. Lo commenta l’assessora regionale all’Istruzione Cristina Grieco: «Se confermato, sarebbe un episodio molto grave: i prof sono pubblici ufficiali, devono formare ed educare al rispetto dell’altro, oltre che istruire». Si parla di scuola come finestra sul mondo, come educazione alla cittadinanza e alla costituzione siano materie da trattare. Lo fa anche la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Donatella Buonriposi che chiude: «In queste situazioni, quando si parla di episodi riportati, serve massima cautela per evitare di fraintendere. Aspettiamo che il dirigente concluda l’indagine». —
Francesca Suggi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
