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La speranza e la differenza

Il fisico Guido Tonelli
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Il fisico Guido Tonelli

Un'avvocata turca in un convegno a Pistoia racconta lo strazio senza giustizia di una donna uccisa dal marito. Nella sede del giornale a Livorno il fisico Tonelli ci parla dell'universo e delle imperfezioni. Eppure le due cose hanno qualcosa che le lega

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«Smettere di sperare, per noi, non è un’opzione». Depositate in aria, in una danza lenta, si muovono le parole che ho ascoltato in Toscana in questi giorni. Parole come quelle pronunciate dall’avvocata Ceren Uysal che in un teatro di Pistoia, seduta al mio fianco, ha raccontato lo strazio senza giustizia di una donna turca uccisa dal marito mentre qualcuno, e non di nascosto, filmava tutto; e i 33 anni di carcere, con 148 frustate, assegnati a un’altra legale, Nasrin Sotoudeh, per aver difeso delle donne in Iran. Giovani giuristi costruiscono i propri valori confrontandosi con la nobiltà della professione. E smettere di sperare non è un’opzione.

Il giorno dopo, nel salone del Tirreno entra uno dei più grandi fisici del mondo e mi stringe la mano. Guido Tonelli, davanti ai nostri lettori, dosa scienza e similitudini. Siamo in quella sala eppure fluttuiamo tra le galassie e il Grande Vuoto. Si innesca la vertigine del cosmo: il pensiero degli spazi infiniti, l’inizio di tutto, gli universi paralleli. A un certo punto Tonelli dice: «Se vuoi una dinamica devi accettare l’imperfezione». Lui questa frase la usa per spiegare la necessità di uno squilibrio, quando 14 miliardi di anni fa le particelle elementari hanno generato le prime masse diverse, le loro interazioni e la nascita dei protoni. Ma noi pensiamo anche ad altro, alle nostre minime esistenze. Pensiamo a quanto inseguiamo la perfezione senza capire che ci serve l’imperfezione, e quindi la differenza. Senza differenza, niente accadrebbe.

Non so perché tengo insieme queste due storie divise da 15 ore e da 87 chilometri (spazio e tempo, come raccomanda il professore). Qualcosa devo trovare, nel cielo stellato. A Pistoia le voci del mondo ci mostrano il male; a Livorno un uomo ci conduce verso il primo segreto.

Il punto sta nell’ascolto delle voci migliori. Ci parlano del valore della differenza. E ci ripetono che perdere la speranza non è contemplato.


 

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