Sicurezza
Consip, Lotti rinviato a giudizio per favoreggiamento
In cinque a processo, c'è anche Del Sette."E' uno tsunami ma l'affronterò a testa alta"
Il gup di Roma ha rinviato a giudizio cinque persone nell'ambito dell'indagine sul caso Consip. A processo, tra gli altri, l'ex ministro Luca Lotti per favoreggiamento e l'ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette per rivelazione del segreto di ufficio. Prosciolto dalle accuse l'ex maggiore del Noe Giampaolo Scafarto.
"Oggi, 3 ottobre 2019, il Giudice per le udienze preliminari ha deciso che dovrà esserci un processo per accertare definitivamente la verità dei fatti. Il reato di cui devo rispondere è favoreggiamento di un "non indagato". Come ho fatto finora, affronterò tutto questo a testa alta". Lo scrive Luca Lotti su Facebook a proposito del rinvio a giudizio per il caso Consip. "Ero e resto convinto che i processi si fanno nelle aule dei Tribunali e non sui giornali. Dimostrerò in quelle sedi la mia innocenza", aggiunge il deputato Pd.
Davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale, Lotti risponderà del reato di favoreggiamento: secondo la procura, il 3 agosto del 2016 avrebbe rivelato all'allora ad di Consip Luigi Marroni "l'esistenza di una indagine penale che interessava gli organi apicali passati e presenti di quella società e, in particolare, di una attività di intercettazione telefonica sull'utenza in suo uso". Circostanza sempre negata dall'ex ministro dello Sport ("Non potevo dire ciò che non sapevo"). Favoreggiamento e rivelazione di segreto sono i reati attribuiti al generale Del Sette che nell'estate del 2016, stando all'impostazione accusatoria, avrebbe informato Luigi Ferrara, all'epoca presidente di Consip, che c'era un'inchiesta penale sul conto dell'imprenditore campano Alfredo Romeo e di essere cauto "nelle comunicazioni a mezzo telefono".
Il rinvio a giudizio è stato disposto anche nei confronti del generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, dell'imprenditore Carlo Russo e di Filippo Vannoni, ex presidente della Publiacqua spa, la società dell'acqua fiorentina. Anche il generale Saltalamacchia dovrà fare i conti con l'accusa di favoreggiamento per aver rivelato nell'estate del 2016 a Marroni che la procura di Napoli indagava su Consip. Con il rinvio a giudizio di Lotti, Vannoni, Del Sette e Saltalamacchia va a processo un pezzo di Giglio magico e della sua capacità di influenza. Del Sette, all'epoca dei fatti, comandante generale dell'Arma, aveva lasciato la guida della Toscana proprio a Saltalamacchia poco tempo prima. Proprio sul nome del comandante Saltalamacchia siè consumato in Toscana il primo strappo nel renzismo. Sì perché fu Daniele Lorenzini, sindaco di Rignano, a rivelare agli inquirenti di una "grigliata" galeotta a casa di babbo Tiziano Renzi e di quell'avvertimento lanciato dal generale a "non parlare con certa gente". Ad aprire la seconda crepa fu invece proprio il fedelissimo, Vannoni. Quello a cui Lotti avrebbe voluto tirare una testata.
Sì, proprio così. Il ministro dello Sport lo mise a verbale a fine dicembre 2016 dopo aver saputo dal Fatto quotidiano di essere indagato nell'inchiesta sulla Consip. Di chi era la colpa? Non solo di Luigi Marroni, l'amministratore delegato della centrale acquisti dello Stato ed ex assessore alla sanità toscana. Ma appunto pure di Vannoni. Anche il fedelissimo, il renziano di ferro, l'amico inossidabile dell'ex premier Matteo Renzi fin dai tempi delle gite da scout, di fronte ai pm, infatti, il 21 dicembre 2016 vuotò il sacco e invece di ruggire, raccontò di aver avvertito Marroni delle microspie piazzate nel suo ufficio e di aver ricevuto quelle informazioni proprio dal biondo di Montelupo. E per fare ammenda, sulla via del ritorno a Firenze, s'era fatto trovare «imbarazzato e concitato» a Palazzo Chigi. «Mi voleva parlare – dichiarò Lotti - ha ammesso di aver mentito, ma quando si è scusato ho reagito e gli ho detto: "Non ti do una testata per il rispetto di questo posto"
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