Gioco
Sotto falsa identità per restare in vita ma il suo processo slitta a gennaio 2021
La denuncia di Margherita: «Reclusa come se fossi rapita Invece il mio stalker è libero di cercarmi e uccidermi»
«Mi hanno rubato la vita. Di nuovo. Questa volta, però, l’ha fatto un giudice. Che mi condanna a vivere come la vittima di un sequestro. Sono peggio di una reclusa: sono una rapita». Margherita (il nome è di fantasia) si sente prigioniera. Della propria condizione di vittima di violenza. Per sfuggire al proprio stalker, un grossetano, dal 2017 vive in Toscana, in una località protetta e sotto falso nome. Pensava di essere alla fine della fuga: il suo stalker, infatti, è stato rinviato a giudizio. Per la seconda volta. Ma il processo è fissato per gennaio. Del 2021.
ti taglio la gola
Margherita fissa la data dell’udienza. Non ci crede. Dal 2017 ha rinunciato alla propria identità per evitare di essere rintracciata e ammazzata. È così da quando il suo ex, dopo averla massacrata per anni, le ha scritto sul cellulare oscurando il numero: «Ti taglio la gola durante il processo anche se ti proteggono i carabinieri». Il processo citato nel messaggio era il primo per stalking e maltrattamenti. Il suo ex è anche condannato in primo grado a 2 anni e 3 mesi di reclusione. Ma in carcere c’è stato solo 5 giorni. Per questo Margherita, dopo che le minacce si sono fatte più violente, nel 2017 non si è limitata «a bloccare le chiamate entranti con apposito servizio telefonico, a non rispondere alle chiamate nascoste», ma è arrivata - si legge negli atti giudiziari - a «cambiare abitazione, località che non intende rivelare nemmeno alle forze dell’ordine... per il timore in lei indotto di poter incontrare anche solo casualmente il suo persecutore».
Senza identitÀ
Questo era due anni fa. Nel 2019 Margherita pensa di essere in fondo. Invece il processo slitta: 16 mesi. Io vivo già da due anni nascosta dietro un’identità che non è la mia. Svolgo un lavoro che non è il mio. Quando vivi sotto falsa identità - si sfoga Margherita - ti tolgono la vita: non sei più padrona di te stessa. La gente che frequenti non è la tua, il posto dove vivi non è il tuo. Nessuno conosce realmente nulla di te. Quando torni a casa, non sei a casa. Io mi sento a casa solo in caserma dai carabinieri».
Mi rUbano la vita
È una questione di sicurezza, certo. Ma anche di “familiarità”. Ormai il luogo familiare, le sagome familiari per Margherita sono le divise. Le altre sono comparse. «La sensazione più brutta che provi, quando da vittima di violenza sei strappata alla tua quotidianità è che ti sembra che qualcuno si sia appropriato della tua vita. Io sono costretta a vivere una realtà che non è la mia: ero convinta di essere alla fine di questo percorso, invece mi hanno rubato un altro anno e mezzo. E siccome non sono più giovanissima, non sono una ventenne, a questa età, questo tempo trascorso in una situazione “sospesa” chi me lo restituisce?».
la giustizia lumaca
Più le parole escono, più la disperazione si fa profonda. Quasi quanto la paura. «Io sono prigioniera. Mi sento come una persona vittima di sequestro di persona. La sensazione è proprio quella. Mi chiedo come faccia a non capirlo un magistrato che deve fissare un’udienza per stalking». La risposta non c’è. Margherita, però, la pretenderebbe. Soprattutto vorrebbe «una giustizia veloce. Ci hanno fatto credere che fosse possibile, i nostri politici con l’approvazione del Codice rosso. E poi questi sono i risultati? Un anno e mezzo di attesa per avere il processo a uno stalker che è recidivo, è già stato condannato, ha precedenti e mi obbliga a vivere in una località protetta se non voglio essere accoltellata?».
stalker libero
Lo stalker, infatti, non è sottoposto ad alcuna misura restrittiva. «No, lui è libero. Può anche venire a cercarmi - dice Margherita - mentre io devo restare nascosta ancora per un anno e mezzo. Senza motivo. Non me lo ha spiegato il giudice perché devo aspettare un altro anno e mezzo per il secondo processo all’ex che mi ha perseguitato durante il primo processo per stalking». È per questo - ammette Margherita - che per un momento, quando ha saputo la data del nuovo processo, ha pensato di salire sul tetto del tribunale. E di non scendere. Fino alla prima udienza. «La tentazione non mi è ancora passata. Andare lì e non muovermi, finché qualcuno si accorge di me. Si accorge che la vittima sono io». —
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