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Carige, piano di chiusura per 45 sportelli Alcuni anche in Toscana

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lucca. Il piano lacrime e sanguie per salvare Carige colpisce anche la Banca del Monte di Lucca, controllata dal gruppo genovese: entro fine anno, infatti, chiuderanno i battenti due filiali dell’istituto di credito con sede in piazza San Martino.

Complessivamente sono 45 le voci contenute nella tabella intitolata “razionalizzazione network filiali” pubblicata in anteprima dal Secolo XIX. Di queste, 43 sono direttamente a marchio Carige (fra le toscane, quella di Camaiore e quella di Fivizzano), mentre le altre due sono per l’appunto quelle del Banca del Monte. Nel dettaglio, si tratta della filiale dell’Arancio e di quella di Fornaci di Barga. È la prima volta che la crisi di Carige, che ormai va avanti da diversi anni tocca direttamente l’istituto di credito lucchese, entrato a far parte del colosso ligure nel 2000. Già a febbraio scorso si era parlato di un piano di chiusure dal quale però Lucca sembrava esclusa.

La razionalizzazione delle filiali di Banca Carige comincerà il 25 novembre ed entro fine anno chiuderà complessivamente 45 sportelli. La lista del maxi taglio deciso dai vertici della banca prevede riduzioni pesanti anche a Genova, dove è in programma la chiusura di 11 agenzie. A Savona ne chiuderanno 6, compresa quella centrale.

Nelle altre regioni chiuderanno anche uffici storici e sedi prestigiose, come quella nell’edificio di piazza Duomo a Como. I dipendenti interessati saranno 150, ma non sono previste uscite “violente” si useranno Quota 100, in modo volontario, e si troveranno strade interne. «La banca rimarrà presente in tutte le regioni continuando ad avere una forte vocazione territoriale soprattutto in Liguri» . E anche se più della metà delle filiali da eliminare è fuori regione «non si tratta di una ritirata dal mercato italiano», dicono dalla banca al Secolo XIX che ha anticipato il piano. In Lombardia, Lazio e Sicilia saranno tagliate rispettivamente 7, 4 e 5 filiali. A questo taglio non ne seguiranno altri. Rimane il sacrificio di 800 posti di lavoro, su uscita volontaria, in aggiunta ai 450 decisi nella gestione dell’ad Paolo Fiorentino. —

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