Il Tirreno

Toscana

Salvini a San Gimignano: «Sto con gli agenti». Le Regionali? «Allarghiamo il fronte»

Mario Neri
Salvini a San Gimignano: «Sto con gli agenti». Le Regionali? «Allarghiamo il fronte»

L'ex ministro dell'Interno porta la sua solidarietà ai quindici poliziotti penitenziari finiti sotto indagine per i presunti maltrattamenti e torture all'interno del carcere

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SAN GIMIGNANO. I nomi? «I nomi saranno l’ultima cosa, ma siamo pronti, stiamo ragionando di progetti, di squadra, di cose da fare. Quello che fa la sinistra fra M5S e Pd mi interessa zero» e soprattutto «il centrodestra si presenterà in forma allargata» con «liste civiche, sindaci, gente che non ha mai fatto politica», dice Matteo Salvini appena uscito dal carcere di San Gimignano per un tour studiato, ovvio, per mettersi controcorrente.

Perché se su 15 agenti di polizia penitenziaria della casa circondariale del senese la magistratura ha aperto un’inchiesta accusandoli di essersi resi responsabili di tortura ai danni di alcuni detenuti, lui qui vede «solo torturatori senza torturati» perché «qualcuno è stato condannato ancor prima del processo». Insomma, il sovranista ha azionato la sua macchina spara slogan. Solo che, inavvertitamente, spara pure a caso. Secondo lui a San Gimignano ci sono pure «denunciati senza denuncianti». Peccato che l’indagine sia partita proprio dalla «denuncia» contenuta nelle lettere dei reclusi. Ma tant’è.

Ma niente, il sovranista, l’ex ministro diventato senatore semplice ha appena fatto il selfie con gli agenti davanti al carcere. Ed è chiaro il messaggio. «Fra guardie e ladri, io sto con le guardie, spero che gli agenti siano prosciolti presto». Lui, insomma, è al fianco di «uomini e donne in divisa della polizia penitenziaria» che non «meritano di esser trattati come delinquenti, assassini o torturatori». Accanto a lui ci sono i fedelissimi. C’è il deputato pisano Edoardo Ziello, la senatrice Tiziana Nisini, la capogruppo in Regione Elisa Montemagni, il consigliere regionale Jacopo Alberti e l’ex sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. Con lui però il capo è gelido, perché Il Foglio e Il Giornale raccontano di una sua uscita a Montecitorio con i giornalisti che gli chiedevano se avesse capito le ragioni della crisi. Entrambi lo descrivono mentre esce dalla toilette e mima con la mano il gesto della bottiglia: «Il mojito, non c’è altra spiegazione». Ma Picchi smentisce: «Non l'ho mai detto, li querelo».

Ma poi Salvini detta la rotta al gruppo: «Ragazzi andate avanti con il programma, ma chiudete alla svelta sulle liste. Poi arriverà il candidato». Probabilmente dopo il voto in Umbria. Il segretario certifica che l’alleanza con Berlusconi e Meloni c’è, ma bisogna allargare. «Ci sarà anche una lista civica del presidente», è il messaggio ai suoi. Un front man “civico” sul modello Pd-M5S? Non è escluso. Anche perché sarebbe la strada per evitare una rottura con gli alleati.

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