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Quando la diagnosi precoce è decisiva

Marco Sabia
Maria Alice Donati, responsabile della struttura di malattie metaboliche e muscolari ereditarie del Meyer
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Maria Alice Donati, responsabile della struttura di malattie metaboliche e muscolari ereditarie del Meyer

Ci sono malattie metaboliche rare e rarissime che si manifestano in età adulta ma se vengono individuate nei bambini possono essere trattate con più efficacia

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Qui la diagnosi può arrivare addirittura in età adulta dopo anni di accertamenti. In alcuni casi invece l’esordio è proprio in età adulta ma la malattia metabolica spesso non viene sospettata.

Si tratta di malattie metaboliche rare e ultrarare (la più conosciuta è la fenilchetonuria) che al Meyer vengono diagnosticate e, dato che per molte esiste una terapia o è in fase di studio, i pazienti sono in follow e in trattamento.

La dottoressa Maria Alice Donati è la responsabile della struttura di Malattie Metaboliche e Muscolari Ereditarie del Meyer, cioè di quella sezione dell’ospedale che dalla diagnosi – grazie anche allo screening neonatale esteso – si prende cura del paziente bambino ma spesso anche dell’adulto che ha una malattia metabolica rara.

Perché se una volta certe malattie non concedevano una prospettiva a lungo termine, adesso invece vengono sempre più diagnosticate e sempre più curate.

Di conseguenza anche nel bambino che diventa ragazzo e poi adulto.

Dottoressa, oggi per fortuna molte di queste malattie permettono di guardare al futuro. Come ci siete riusciti?

«In Toscana lo screening neonatale per fenilchetonuria dal 1982 e per oltre 40 malattie dal 2004 e presso il Meyer la disponibilità clinico-laboratoristica con esami sempre più complessi, hanno portato a diagnosi sempre più numerose e precoci. Oggi le diagnosi – a volte alla fine di un percorso lungo anni – arrivano con certezza e con esse spesso anche la cura. Noi seguiamo oltre mille pazienti affetti da malattia metabolica e circa 300 sono in età adulta».

«Di queste malattie si sono da sempre occupati i pediatri: esordiscono nella maggior parte dei casi in età pediatrica e in tutto il mondo sono state sempre curate da specialisti chiamati ”pediatri metabolisti”. Per questo si pone il “problema” della transizione alla medicina dell’adulto, perché fino a poco tempo fa queste patologie venivano trattate solo in età pediatrica. A tal proposito è importante il progetto con Careggi e con la Regione, che prevede un percorso dalla nostra azienda ospedaliera a quella di Careggi per i pazienti che entrano nell’età adulta. È importante oggi addestrare medici dell’adulto che abbiano competenza nella diagnosi e nella cura delle malattie metaboliche ereditarie. Vi sono malattie molto rare e poco note o nuove malattie e ancora oggi può accadere che un paziente scopra con certezza solo quando è in età adulta la malattia di cui soffre. Basti pensare che per certe patologie la casistica è di un caso singolo in Italia e di pochissimi al mondo e con le nuove tecnologie e progressi nuove malattie vengono individuate».

Ma come si presentano queste patologie metaboliche?

«L’esordio può essere subdolo e cioè far pensare a situazioni più comuni; oppure può essere acutissimo e portare al coma, alle crisi convulsive o alla morte improvvisa del lattante, di cui molto si discute. A volte la diagnosi arriva solo postuma, proprio per l’estrema rarità della malattia. Per questo servono centri di alta specializzazione, nei quali vengano eseguiti gli esami appropriati in breve tempo. In certi casi con una dieta speciale e/o una terapia farmacologica si riesce a modificare il decorso della malattia, con prevenzione della disabilità; in altri casi basta una vitamina per salvare una vita, oppure quando ci sono dei “difetti” nel funzionamento di alcuni enzimi questi vengono somministrati per via endovenosa settimanalmente o bisettimanalmente. Ma è fondamentale arrivare presto con certezza alla diagnosi, a partire dello screening neonatale; la Regione Toscana insieme al Meyer sono apripista nel panorama nazionale e dal 2018 abbiamo aggiunto 3 malattie lisosomiali».

Ci può raccontare quanto la ricerca della diagnosi e della terapia specifica siano determinanti?

«Un bambino è arrivato al Meyer con un sospetto di distrofia muscolare ma in realtà aveva una malattia mitocondriale rarissima. Nell’ambito di uno studio collaborativo con la Columbia University di New York abbiamo inviato un nostro giovane medico negli Usa e abbiamo individuato un trattamento. La malattia progressiva degenerativa a carico del muscolo aveva portato il bambino a non riuscire più camminare e a stare seduto e ad avere difficoltà ad alimentarsi; con questa nuova terapia iniziata insieme a un bambino spagnolo e uno americano adesso è tornato a camminare e a giocare con gli amici a calcio. Faccio un altro esempio: nell’agosto 2018 abbiamo individuato la malattia di Fabry in un neonato, grazie allo screening neonatale per malattie lisosomiali; lo studio della famiglia ci ha portati ad individuare la stessa patologia nello zio e nella nonna materna già con manifestazioni cliniche importanti ma che non avevano fino a quel momento ricevuto una diagnosi precisa. In ultimo una ragazza 30enne che è da noi in follow up da circa 18 anni e che noi avevamo capito era importante trattare con alte dosi di alcune vitamine; solo recentemente abbiamo avuto la diagnosi precisa e abbiamo diagnosticato una rarissima malattia di cui solo da poco è stato individuato il difetto del metabolismo di alcune vitamine. Al momento un solo altro paziente è stato individuato nel mondo».

Questo è il presente: il futuro?

«La ricerca va verso test sempre più rapidi ma complessi per fare diagnosi, perché bisogna pensare a quelle malattie rare e ultrarare, che vengono dette “orfane”. Se oggi non c’è una terapia, non è detto che in futuro non si trovi. E in questo giocano un ruolo fondamentale le associazioni dei pazienti, sia per far conoscere queste malattie sia per finanziare progetti di ricerca e di sostegno per i pazienti e le loro famiglie». —

I dati
Un po’ di dati: nella struttura guidata dalla dottoressa Donati vengono seguiti oltre mille pazienti affetti da malattia metabolica e 300 di questi sono in età adulta. In Toscana lo screening neonatale per fenilchetonuria esiste dal 1982 e per oltre 40 malattie dal 2004. Alcune delle patologie trattate in questa struttura sono casi unici al mondo. In assenza della diagnosi alla nascita, i sintomi insorgono prima dei due mesi di vita e possono essere molto lievi o gravi e comprendono ritardo dello sviluppo, deficit di accrescimento, microcefalia, epilessia, tremori, eczema, vomito e odore di muffa. I pazienti non trattati sviluppano conseguentemente deficit cognitivo, disturbi del comportamento (iperattività) e disturbi motori. I pazienti spesso presentano un’ipopigmentazione, per effetto del deficit della tirosina. La forma più comune è nota come fenilchetonuria classica ed è caratterizzata da una sintomatologia importante.

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