Sicurezza
Il filo rosso che lega alimenti e piacere
“Ti mangerei dai baci” è un’espressione comune quando la passione prende il sopravvento. Dagli studi di Freud alle principali religioni, il tema è comune: nel paradiso dell’Islam gli uomini bevono latte e miele prima di accoppiarsi
“Sei una persona davvero squisita”, “Ho una passione che mi divora”, “Ti mangerei dai baci”.
Già in queste comuni maniere di dire nel mondo occidentale, si evidenzia lo stretto legame fra cibo e sessualità: significati profondi che definiscono e uniscono due dimensioni, quello dell’alimentazione e quello del sesso, apparentemente lontani, in realtà strettamente uniti. Ma questo rapporto, a vario titolo e diversa forma, si ritrova in tutte le culture e in un percorso cronologico della storia dell’umanità. Un rapporto che rappresenta quindi un archetipo, cioè un’immagine o un fenomeno primitivo comune a uomini e donne di ogni latitudine e tempi.
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E il primo a dare una definizione e ad associare tali aspetti, è stato lo psichiatra Sigmund Freud, nel 1900, con la teoria delle “pulsioni” ovvero istinti prepotenti che influenzano il comportamento, definiscono l’istinto di sopravvivenza e ci mettono in contatto con la realtà esterna. Immaginiamo un filo che scorre da organi del corpo verso l’esterno e anche in senso inverso, apportando soddisfazione o esaudimento, desiderio o frustrazione oppure non soddisfacimento. Freud divide le fasi dello sviluppo della personalità del bambino in tre stadi, orale, anale e genitale o sessuale.
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Il primo è quello in cui il bimbo impara ad avere piacere attraverso un corpo estraneo a sé, il cibo che gli offre la madre. Cibo che può essere di forte soddisfazione pulsionale. Quello anale, dove l’altro soggetto è secondario, perché il bambino impara il controllo del corpo con la defecazione (concetto che esula dal nostro discorso).
Nel terzo, la pulsione piacevole o meno, soddisfatta o meno, si ricollega a altro soggetto. Dunque, in una pulsione orale, sia sessuale che genitale, ciò che ci viene dall’esterno diventa fondamentale. Così Freud definisce l’unione tra soddisfazione del palato e la soddisfazione della pulsione sessuale.
Entrambe sono definite pulsioni di alta conservazione oppure di sopravvivenza della specie, perché l’istinto di sopravvivenza ci spinge a mangiare, ma anche a riprodursi con la sessualità. Ed ecco perché tale legame si può definire come un archetipo, un fenomeno primitivo.
E le religioni hanno avuto un gran peso sulla cultura dei popoli.Nella Bibbia il peccato originale è rappresentato dal consumo della mela, che fa scoprire all’uomo la carnalità.
Nel Paradiso dell’Islam gli uomini solitamente si nutrono di latte e miele prima di accoppiarsi con vergini di eterea bellezza. Nell’Antico Egitto, il miele veniva usato come stimolante durante i banchetti nunziali. Forse non lo sapevano sul piano scientifico, ma questa sostanza stimola la produzione del testosterone, grazie ai suoi Sali minerali come il boro. Altri aspetti, inoltre, si ritrovano fra i Norreni, nell’Altro Mondo vichingo.
Un filo rosso lega amore, cibo e sesso e provare piacere passa attraverso tutti e cinque i sensi, però in maniera diversa. Ma il legame cibo e sesso si dimostra il più elettivo. Certo non basta una biancheria intima e provocante ed un ambiente raffinato a scatenare la passione.
Spesso, prima dell’atto sessuale, anche consumare un pasto insieme può rappresentare un preliminare particolarmente erotico. Allo stesso tempo, veder mangiare l’altro, come mastica o si muove nel atto di consumare gli alimenti, e’ uno stimolo capace di annullare oppure, al contrario, stimolare la sensualità.
DOMANI, VENERDÌ 27, AL TIRRENO
Tra cibo e sesso c’è di mezzo un organo importante, il cervello, che agisce attraverso le compulsioni istintive di ogni essere umano. Ne parleremo nella sala conferenze del Tirreno domani, alle 17,30, con la dottoressa Cristiana Salvadori, psiconeuroendocrinologa e Ciro Basile Fasolo, andrologo, docente all’università di Pisa. Modera Gian Ugo Berti.
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