Sicurezza
Ventenne suicida: aperta un’inchiesta per istigazione
La giovane era ossessionata dall’idea di quelle immagini che però nessuno ha trovato Era andata dai carabinieri a fare denuncia contro ignoti
MONSUMMANO. Era ossessionata da alcune foto la ventenne che venerdì si è tolta la vita gettandosi dal quarto piano del palazzo dove viveva insieme ai genitori, a Cintolese. Secondo quanto lei stessa ha raccontato ai carabinieri di Monsummano, aveva paura che in circolazione ci fossero delle foto che la ritraevano in pose a luci rosse e per questo a fine agosto ha presentato una denuncia contro ignoti. Ma in caserma ha detto anche di non averle viste, quelle foto, e che in ogni caso sarebbero state un falso.
La circostanza è emersa ieri, nel giorno in cui il sostituto procuratore Linda Gambassi ha aperto un fascicolo sulla morte della ragazza ipotizzando l’istigazione al suicidio. Potrebbe essere anche un espediente tecnico per consentire a un perito informatico di esaminare il cellulare, il tablet e il computer che i carabinieri hanno sequestrato a casa della giovane. Ufficialmente nessuno ci ha dato un’occhiata, ma se dentro quei dispositivi c’è traccia di foto, messaggi o telefonate che possano aiutare a capire i motivi di quel tragico gesto, prima o poi si saprà. Prima di rivolgersi ai carabinieri, risulta che a giugno la giovane sia andata in ospedale perché era psicologicamente prostrata. È stato in quel momento che le forze dell’ordine, prima la polizia e poi i carabinieri, hanno ricevuto i primi segnali che c’era qualcosa che non andava, ma nessuna denuncia specifica. Bisognerà capire che cosa aveva provocato quell’ ansia.
Sono stati i genitori a raccogliere le confidenze della figlia e a suggerire ai carabinieri, dopo il suicidio, la pista di possibili atti di bullismo da parte di compagni di studio dell’Università frequentata negli ultimi due anni dalla giovane a Roma. Secondo questa versione della storia, la ragazza sarebbe stata presa di mira per le sue umili origini da studenti di famiglie benestanti. La ventenne aveva usufruito di un paio di borse di studio, ma alla fine dell’ultima sessione il sostegno non era stato rinnovato perché erano venuti meno i requisiti di merito richiesti dalla Regione Lazio, fa sapere l’Università, che ha telefonato ai genitori per fare le condoglianze. Venuta meno la borsa di studio, la ragazza aveva chiesto il trasferimento in un altro ateneo, a Pisa, dove non è mai arrivata. In testa aveva la storia di quelle foto. Ai carabinieri ha detto di aver saputo da alcuni amici che a Roma circolavano certe sue foto, ma non avrebbe fatto il nome degli amici, né di chi potesse aver messo in giro le foto, tanto che la denuncia è stata sporta contro ignoti. I carabinieri confermano di aver cercato quelle foto sul web, ma di non averle trovate, e la cosa sembrava finita lì. Quanto all’intenzione della ventenne di andare alla caserma di Monsummano, venerdì pomeriggio, ai carabinieri non risulta un appuntamento. Forse la ragazza ha solo detto ai genitori che sarebbe andata dai militari, ma non si sa che cosa volesse dire loro e forse non lo si saprà mai. —
Paolo Nencioni
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