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Toscana

“Vende” la figlia in sposa per 12.000 euro Arrestato col codice rosso, è la prima volta

Pietro Barghigiani
“Vende” la figlia in sposa per 12.000 euro Arrestato col codice rosso, è la prima volta

Il padre è accusato di maltrattamenti e ora anche di “induzione alle nozze”. La ragazza e la sorella picchiate e segregate

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La scena si svolge sotto un tendone all’aperto e sembra un trattativa da mercato rionale. C’è un anziano nel ruolo di mediatore che conta i soldi messi su un tavolo dal padre dello sposo. Accanto è appoggiato un vassoio d’argento con una bottiglia di whisky ornata da un bracciale d’oro e a fare da contorno una schiera di bottiglie di birra. Inizia la negoziazione alla quale partecipano solo gli uomini. Quando il papà della sposa accetta l’offerta arriva il brindisi. Il matrimonio-affare è fatto. La merce in questo caso è umana. E il prezzo pattuito, secondo l’accusa, è di 12mila euro.

È un video che la polizia ha pescato dal profilo Facebook di uno degli invitati a quelle che per la Procura di Pisa sono state nozze imposte dal padre di una 21enne con un cugino. È successo l’11 settembre scorso al campo rom di Coltano. Da venerdì mattina chi ha incassato quelle banconote, un 46enne di origine bosniaca, (omettiamo il nome per tutelare le parti offese, ndr) ma nato in Italia, è in carcere con l’accusa di sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, prima misura applicata in Italia con l’introduzione del “codice rosso” ad agosto, anche per costrizione e induzione a contrarre matrimonio. In cella è finito il papà della sposa, obbligata secondo l’accusa a sposarsi con un cugino ventenne scelto dal padre contro la sua volontà. Un’inchiesta diretta dal sostituto procuratore Egidio Celano e seguita dalla squadra mobile della questura pisana che ieri è stata presentata nei suoi primi effetti dal procuratore capo Alessandro Crini e dal dirigente della polizia, Fabrizio Valerio Nocita. Le indagini sono ancora aperte nei confronti di chi potrebbe aver favorito il 46enne, piccoli precedenti penali, che vive con la sua famiglia in una roulotte nel campo regolare di Coltano accanto alle villette assegnate dal Comune ai nuclei rom.

È stato spiegato che l’uomo sarebbe stato arrestato anche senza la nuova legge. Di sicuro la fattispecie di reato entrata nel codice penale è un’integrazione che dà corpo a un contesto in cui le due figlie, una di 19 e l’altra di 21, sostengono di essere state maltrattate fin da quando erano minorenni. Botte se non pulivano bene in casa o non lavavano l’auto come voleva il papà. Poi la scelta dei fidanzati romeni. Una decisione che dire osteggiata dal padre è un eufemismo. Le due giovani se ne vanno con i fidanzatini agli inizi di agosto. Stanche di subire vessazioni quotidiane. Costrette a vivere da recluse («non mi lasciano uscire» racconta al telefono al compagno), tenute a pane e acqua. In un caso subiscono anche il taglio dei capelli, in segno di sfregio per una ribellione da sopire, e vengono colpite in testa con un vaso. I calci e i pugni sono le punizioni quando disubbidiscono. Al papà viene mente di risolvere il problema della “fuitina” denunciando alla polizia il sequestro delle figlie ad opera dei fidanzati. Poi il 46enne vuole alzare la posta: «Hanno portato via anche l’altra figlia di 9 anni». Con una minore in mezzo, è il suo ragionamento, la polizia si impegnerà di più. Lo ha fatto, ma i risultati hanno alzato il velo su una situazione familiare tradotta in un arresto in carcere.

Vengono intercettate diverse telefonate. Non solo tra le ragazze e i familiari, ma anche tra i parenti dell’arrestato e tra i futuri consuoceri. «Arrivo, anche se mi picchi, arrivo» dice la promessa sposa al papà quando capitola e dalla località del Nord dove era con il fidanzato decide di tornare a Pisa. Quando i poliziotti si presentano nel campo rom scoprono che la bimba non era sparita con le sorelle. Era rinchiusa in una roulotte. Alla calunnia si somma il sequestro di persona. Quell’evento celebrato tra whisky, birre e mazzette che passano di mano per la polizia è uno snodo cruciale e per chiudere le indagini. È la consumazione anche del reato introdotto dal codice rosso il 9 agosto. E il papà accusato di aver venduto sua figlia passa dalla roulotte a una cella del Don Bosco. —



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