Sicurezza
«Quei soldi sono la dote nella tradizione rom»
PISA. «Matrimonio forzato? Stavano insieme da tempo e ancora oggi vivono da marito e moglie in un’altra regione. I 12mila euro pagati dal padre dello sposo? Intanto sono 4mila al massimo e poi sono i soldi della dote. È una tradizione rom».
L’avvocato Carlo Lombardi assiste il 46enne bosniaco, residente nel campo rom di Coltano, in carcere con l’accusa di aver venduto la figlia in un matrimonio combinato e contro la volontà della giovane.
Il legale annuncia che stamani chiederà gli arresti domiciliari per il suo cliente in occasione dell’interrogatorio di garanzia in carcere.
«Non solo il matrimonio sta andando avanti regolarmente – aggiunge l’avvocato – ma quando la figlia del mio assistito è tornata a casa dopo la presunta fuga veniva controllata dai carabinieri di Tirrenia. Andavano nel campo chiedendole se era tutto a posto. E sempre davanti ai militari ha telefonato al romeno dicendogli che la loro storia era finita e che lei voleva sposare il cugino, come poi è successo».
Venendo poi alla denuncia del rapimento presentata dal 46enne, il legale spiega che si tratta di una decisione che, così come rappresentata, «non giova al mio cliente. Sapeva benissimo come trovarle, loro telefonano a casa. Ma se uno davvero sequestra una figlia e inventa un rapimento delle altre due va a fare una denuncia e si mette la polizia in casa? Alla fine la sposa sta serenamente con il marito e l’altra sorella fuori dalla Toscana vive con il fidanzato romeno». —
P.B.
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