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L'onda del coraggio

Fabrizio Brancoli
L'onda del coraggio

L'editoriale del direttore

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Dacci il rullino, Charlie, e nessuno si farà male. Gli uomini della polizia cinese entrarono nella camera d’albergo con modi ultimativi. Cercavano le prove della foto che Charlie Cole aveva scattato un’ora prima, dal terrazzo del Beijing Hotel, lungo Chang’an Avenue.

Zaino, armadio, materasso. Rovistavano. Il fotografo non aveva scampo, doveva consegnare il rullino prima di svilupparlo. E così fece: aprì la sua Nikon FM2 e mise il tesoro nelle mani del primo agente. Era il 5 giugno 1989. L’incidente era chiuso.Ma quel rullino era vuoto.

Cole, texano, fotografo di Newsweek, l’aveva sostituito poco prima dell’irruzione, nascondendo quello buono nello scarico del wc. L’immagine, scattata su piazza Tienanmen, era salva. Charlie lasciò Pechino e il giornale ebbe lo scoop. Una foto diventata patrimonio della coscienza collettiva: un ragazzo minuto in camicia bianca, nella mano sinistra un giubbotto, nella destra un sacchetto della spesa, aveva affrontato i carri armati dell’esercito cinese, reduci da aver disperso gli studenti che invocavano la democrazia.

Il ragazzo, del quale non conosceremo mai il nome né il destino, si era parato di fronte al tank, fermandolo. Solo quattro fotografi avevano centrato quella scena. Charlie Cole è morto pochi giorni fa a Bali. Aveva 64 anni.Talvolta il coraggio confina pericolosamente con l’incoscienza o con la superbia; altre volte è nobile e puro.

Mi piace immaginarlo come un’onda: qualcosa di dinamico che si propaga e contatta il prossimo. Un contagio buono, la produzione di conseguenze virtuose. Il coraggio di quel ragazzo, il coraggio di un fotografo che capiva di essere un testimone, il coraggio di lottare per la democrazia e per la libera informazione. Spero che l’onda del coraggio continui a muoversi dal 1989 a oggi, a qui.

A te che stai leggendo e a me che sto scrivendo. Facciamo in modo che l’onda non si fermi.

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