Attenzione
«Il candidato scegliamolo senza primarie e Rousseau»
LIVORNO. Pd e M5S «mettano da parte le primarie e Rousseau per scegliere il candidato», dice Nicola Fratoianni, parlamentare di LeU e segretario di Sinistra Italiana.
Fratoianni, farete parte della coalizione di centrosinistra?
«Il centrosinistra per come lo abbiamo conosciuto è finito. Oggi è necessario un nuovo spazio politico partendo dall’esperienza di governo, che vede al suo interno Pd, M5S, la sinistra e oggi anche Italia Viva di Renzi. È l’unico modo per costruire un’alternativa credibile alle destre regressive e a Salvini. Non esiste un’alleanza di centrosinistra che poi magari si confronta con il M5S».
Il dialogo con i 5S è inevitabile?
«Necessario».
Esclude le primarie di coalizione?
«Penso che tutti debbano mettere da parte i propri rituali e i propri metodi. Penso alle primarie per il Pd, negli ultimi anni diventate solo uno strumento di conta interna; penso a Rousseau per il M5S. Ognuno deve essere in condizione di mettere in campo le proprie modalità di confronto. Costruiamo un percorso di partecipazione prima di parlare di nomi. Ma serve la politica con la P maiuscola e un confronto vero. La discontinuità deve riguardare tutti e tutti devono farsene carico: il M5S quanto il Pd».
Di nomi però si parla. Bonafè ha rifiutato la proposta da candidato unitario avanzata dal Nazareno. Giani potrebbe esserlo?
«Non ne parlo. E comunque il nome nascerà all’interno di un’esperienza che incroci in modo fecondo una dinamica di carattere civico, che sappia riportare alla partecipazione cittadine e cittadini».
Quindi candidato civico?
«Nella mia cultura politica civismo non significa alternativa alla politica. Civismo è l’interpretazione più piena della politica».
Bonafè ha detto di volersi impegnare nella costruzione della coalizione, ma fra i possibili partner ha citato i sindaci, Italia Viva, mai la sinistra.
«Non sono sconvolto dall’amnesia. Segnalo che non solo siamo un partner esplicito del governo, ma al Senato senza di noi non ci sarebbe maggioranza. E sul piano del consenso, seppure i nostri voti non siano quelli sperati, in partite come le regionali rischiano di essere decisivi. Un errore culturale e politico non considerarlo». —
M.N.
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