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La deputata Bergamini al Tirreno: "Non chiamatemi amazzone"

La deputata Bergamini al Tirreno: "Non chiamatemi amazzone"

La parlamentare di Forza Italia su Facebook: "Linguaggio che rafforza gli stereotipi di genere". La risposta del nostro direttore

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Caro direttore,

sono dispiaciuta - per il Suo giornale Il Tirreno e anche un po’ per me - nel vedermi definita “un’amazzone di Arcore” in un articolo (...). Non capisco per quale ragione devo meritarmi questo epiteto, non essendo peraltro mai salita su un cavallo in vita mia ed essendo non originaria di Arcore ma, orgogliosamente, della Versilia. A quasi 52 anni, con un percorso professionale e politico di cui mi onoro, fatico ad accettare che un giornale che si definisce progressista debba utilizzare nel 2020 espressioni sessiste per racchiudermi in una grottesca definizione. Dico sessiste perché non credo che nello stesso articolo avreste definito un ex collaboratore del Presidente Berlusconi (ruolo che ho svolto per diversi anni, e a cui credo vi riferiate nell’epiteto che mi rivolgete) un “galoppino della Brianza”. Così non fate altro che rafforzare gli stereotipi di genere che invece affermate di voler combattere e contro cui da tempo, anche in Parlamento, abbiamo ingaggiato una battaglia culturale trasversale. Le parole pesano, e voi che con le parole lavorate dovreste dare l’esempio, in nome della qualità dell’informazione pubblica. È un suggerimento che mi sento di darvi col cuore e con la speranza che un giorno si riesca a vincere questa lunga battaglia per la piena dignità di tutte le donne.

Deborah Bergamini
deputata di Forza Italia

***

L’onorevole Bergamini ha posto una questione interessante, davvero con garbo. Merita un confronto civile.

Le parole devono essere maneggiate con cura e noi spesso commettiamo errori. Ma questa volta non credo
che sia accaduto. Invito chiunque a verificare: un’amazzone, stando alla Treccani e a innumerevoli altre fonti, è una guerriera. Una guerriera indomita, spesso invincibile e non di rado anche regina. In tutta sincerità non vedo l’impatto offensivo di questa espressione, che lei chiama epiteto e che invece ha un’accezione universalmente positiva: richiama determinazione, perizia e vittoria. Altro che “galoppini”, il paragone è proprio fuori bersaglio. L’amazzone è una persona forte e valorosa, non una cortigiana.

Però mi dispiace che una nostra espressione abbia urtato una sensibilità autentica. Per questo ci impegniamo a usare un’attenzione sempre maggiore.

Fabrizio Brancoli

direttore del Tirreno
 

 

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