Sicurezza
Venduto il rigassificatore Olt: l’ha comprato Snam
Il 48% del terminale gas al largo di Livorno in primavera era stato rilevato da un fondo australiano in mano a Tokyo
A distanza di sei mesi esatti dal giorno in cui il colosso tedesco Uniper ha ceduto la propria quota del 48,2% della società Olt Offshore Lng Toscana, anche l’altra quasi-metà della società del rigassificatore – collocato in mezzo al mare, 22 chilometri al largo delle coste di Livorno e Tirrenia – è passata di mano: Iren, la “santa alleanza” delle municipalizzate di Genova, Torina e parte dell’Emilia, ha venduto il suo 49,7%, all’interno del quale c’è il 2,3% della società dell’acquedotto livornese Asa (che ha Iren come socio industriale al 40% ed è controllata dagli enti locali dell’area labronica). L’acquirente? E’ la Snam, che è il “campione” made in Italy nelle infrastrutture per il gas e, dopo una storia all’ombra del “cane a sei zampe” dell’Eni, da sette anni fa riferimento alla Cassa Depositi Prestiti. Ha una propria controllata che si occupa dei terminali di rigassificazione: con Gnl Italia che aveva già in mano l’impianto spezzino di Panigaglia.
Complessivamente gli analisti avevano stimato il rigassificatore livornese attorno agli 800 milioni di euro. Secondo quanto reso noto, l'importo netto al closing dell'operazione fra Iren e Snam ammonterà a circa 345 milioni di euro.
A marzo l’altra quasi-metà era stata acquisita dal fondo australiano First State Investments per circa 400 milioni di euro: il gigante finanziario dell’Oceania era poco tempo prima passato dall’orbita della Commonwealth Bank of Australia a quelle della Mitsubishi Ufj Trust and Banking Corporation, una delle cinque banche più grandi al mondo.
Non è del tutto una sorpresa questo scenario: anzi, Il Tirreno lo aveva anticipato già in primavera segnalando che il governo gialloverde sembrava orientato a esercitare i poteri speciali del “golden power”, strumento peraltro messo a punto nell’era dei governi da Monti a Gentiloni passando per Renzi. A fine aprile Palazzo Chigi aveva formalizzato le prescrizioni in quella prima fase di riassetto azionario che, secondo fonti di stampa, erano riassumibili così: 1) il rigassificatore Olt deve rimanere al largo delle coste di Livorno; 2) viene mantenuto il ruolo strategico dell'infrastruttura; 3) è obbligatoria dare al governo informazione preventiva in caso di modifiche significative alla governance.
Dal momento in cui il governo ha giocato la carta del “golden power” si era intuito che sarebbe scesa in campo la Snam e che Iren avrebbe probabilmente effettuato la vendita avendo quell’interlocutore dall’altra parte del tavolo.
Sta di fatto che a questo punto il rigassificatore di Livorno è controllato congiuntamente da Snam con 49% e spiccioli mentre il fondo australiano First State Investments (controllato dai giapponesi) mantiene il 48,2%. Nessun cambiamento per Golar Lng, flotta scandinava indipendente di trasporto gas: mantiene il 2,7%.
«Con l'ingresso in Olt – è il commento dell'amministratore delegato di Snam, Marco Alverà – Snam garantirà logica industriale nella gestione e nei futuri investimenti di una infrastruttura importante per la sicurezza e la flessibilità del sistema energetico italiano e consoliderà la propria posizione nel mercato del Gnl nel Mediterraneo».
Il terminale Olt al largo di Livorno ha una capacità massima annua di rigassificazione di 3,75 miliardi di metri cubi: dal punto di vista delle dimensioni, è il secondo terminale di gas naturale liquefatto nel nostro Paese. Operativo in regime regolato, con una Rab (Regulatory Asset Base) pari a circa 760 milioni alla fine dell'anno scorso, Olt ha conseguito nel 2018 ricavi per 112 milioni e un Ebitda di circa 65 milioni.
Nell’operazione di compravendita è tornata sotto i riflettori l’intenzione di trasformare l’impianto in una sorta di “Olt 2”: una metà del terminal presente in mare verrà attrezzato come polo di smistamento del gnl attraverso bettoline verso le stazioni di rifornimento di gas per navi che verranno costruire in ogni porto, visto che si va verso la trasformazione a gas dei motori delle flotte.
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