Il dolore
Una “super” molecola contro il New Delhi, c’è la sperimentazione
Gli ultimi dati sul contagio in Toscana: 90 infettati, 36 morti. La promessa di una ricerca senese, ma servono altri 2 anni
SIENA. Potrebbe venire da Siena la speranza contro il super batterio killer New Delhi che, in poco meno di un anno, ha causato 90 infezioni e 36 morti negli ospedali toscani, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia regionale di sanità. New Delhi è l’enzima prodotto da batteri normalmente presenti nell’intestino in grado di distruggere molti tipi di antibiotici e che in soggetti fragili, colpiti da gravi patologie o immunodepressi, può portare alla morte.
E la speranza di sconfiggerlo è affidata a una molecola antimicrobica a cui il dipartimento senese di biotecnologie coordinato da Alessandro Pini sta lavorando da anni. La molecola, appartenente alla classe dei “peptidi antimicrobici”, si trova nella fase finale di sviluppo preclinico e dovrebbe essere “testata”, per valutarne l’efficacia, su ceppi di New Delhi isolati dalla Regione Toscana in collaborazione con l’università di Firenze. La molecola attualmente è in licenza alla SetLance srl, una società con sede a Siena, e che, operando in convenzione con l’università, si occupa dello sviluppo di farmaci antimicrobici attraverso contratti di ricerca con multinazionali del farmaco.
La molecola è stata isolata e brevettata, ed è già nella disponibilità delle cause farmaceutiche. La sperimentazione è allo stadio avanzato ma per passare dalla fase preclinica, cioè in laboratorio, alla fase clinica, cioè all’impiego sugli esseri umani, potrebbero servire ancora due anni.
Intanto il livello di guardia sul New Delhi rimane altissimo. «Stiamo aumentando i controlli – ha detto Stefania Saccardi, assessore alla Salute della Regione – e questi numeri probabilmente sono frutto di un aumento dell’attenzione e delle verifiche dentro i nostri sistemi ospedalieri». La regione ha esteso lo screening anche a reparti a minore intensità assistenziale come le medicine interne oltre che ai reparti tradizionali ad alta intensità assistenziale, come le terapie intensive e i reparti oncologici.
Ma tra i cittadini il rischio è che si diffonda la psicosi. La direzione aziendale dell’Aou senese, dove si è verificato uno tra gli ultimi casi di morte sospetta, un ottantunenne di Volterra, a cui è seguito un altro decesso sospetto a Viareggio, ha rivolto un invito alla cittadinanza sottolineando come «recarsi in ospedale non sia di per sé rischioso per entrare in contatto con questo o altri batteri se si rispettano comuni norme di comportamento igienico». «Invito tutti a evitare allarmismi. Per limitare la trasmissione del batterio da soggetto portatore ad altro soggetto è sufficiente, ma fondamentale, rispettare l’igiene delle mani», spiega il direttore sanitario Roberto Gusinu. A Siena, come in altri ospedali toscani, è stata lanciata anche una campagna informativa sulle misure igieniche rivolta a pazienti e visitatori. Ai visitatori viene consigliato un accurato lavaggio delle mani in ingresso e in uscita dall’ospedale, utilizzando anche gli appositi dispenser di soluzione igienizzante. Altri accorgimenti utili sono di non sedersi sul letto del paziente e non depositarvi borse o altri oggetti provenienti dall’esterno. Altra buona norma per i visitatori è di utilizzare il bagno dedicato ai visitatori e non quello per i pazienti.
«Questo batterio – ha spiegato Gusinu – non è nuovo. Già nel 2011 si sono registrati altri casi in Italia. In determinate situazioni, come accade per altri microrganismi, se le funzioni immunitarie del soggetto portatore si riducono, a seguito di terapie particolari o situazioni cliniche complesse, questi micro-organismi possono dare luogo a infezioni ed eventualmente causare la malattia. Chiaramente ci possono essere anche individui portatori sani e per questo è importante osservare scrupolosamente le più comuni norme igieniche».
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