Il Tirreno

Toscana

SANITÀ 

Contagio da New Delhi un’altra morte sospetta all’ospedale Versilia

Avviata l’indagine: si tratterebbe del 33° decesso in Toscana La vittima, 66 anni, aveva subito un intervento a Livorno

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VIAREGGIO. Un’altra morte sospetta da batterio New Delhi in Toscana, stavolta all’ospedale Versilia. La vittima è Sergio Chiusalupi, 66 anni, elettricista viareggino. Aveva subito un intervento chirurgico alla testa il 25 giugno a Livorno. L’ipotesi è che abbia contratto qui l’infezione. Si tratterebbe – se le analisi confermeranno i sospetti – del caso numero 33 da novembre 2018 nella nostra regione. Proprio oggi l’Agenzia regionale di sanità dovrebbe rilasciare un nuovo aggiornamento sul numero dei contagiati e delle morti.

Dall’ultimo report, almeno un altro decesso sospetto si è registrato alle Scotte di Siena: in questo caso la vittima era un uomo di 81 anni di Volterra, trasferito venerdì 13 dall’ospedale di Campostaggia (Poggibonsi) con una complessa situazione clinica.

Il contagio da New Delhi si evolve in infezione e può risultare mortale, infatti, soprattutto nei pazienti già compromessi da altre patologie. Perciò le autorità sanitarie parlano di “concausa” delle morti. Il New Delhi è un enzima prodotto da batteri presenti nell’intestino in grado di distruggere molti tipi di antibiotici, compresi quelli di ultima generazione che vengono prescritti laddove i comuni farmaci falliscono.

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno globale, ma il New Delhi in Toscana è diventato un fenomeno da tenere sotto controllo. Perché mentre in altre regioni come Liguria e Piemonte i casi sono sporadici, la nostra regione rappresenta, secondo l’Istituto superiore di Sanità una situazione «nuova per il Paese e si presenta come un ampio e persistente fenomeno epidemico che coinvolge diverse strutture sanitarie, con un alto numero di pazienti colonizzati o infetti».

Fino al 31 agosto erano stati 75 i casi conclamati di pazienti in cui si era sviluppata l’infezione nel sangue. Tra questi pazienti ci sono stati 31 decessi accertati (pari al 40%). Sempre al 31 agosto sono stati 708 i ricoverati identificati come portatori del ceppo batterico e per i quali sono state applicate misure di contenimento.

Tra le strategie per limitare il contagio c’è la diagnosi precoce, adottata progressivamente in tutti gli ospedali toscani attraverso il test molecolare. Questa tecnica consente di ottenere l’esito delle analisi nel giro di poche ore, invece che in due giorni. Individuare tempestivamente i pazienti portatori o contagiati dal batterio consente, infatti, di limitarne la diffusione.

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