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La Regione chiede i soldi agli “orchi” del Forteto «Danno d’immagine»
firenze. Ora la Regione chiede i soldi agli “orchi” del Forteto. A tutte le persone che sono state condannate per gli abusi e le violenze commesse sui minori nella comunità “protetta” sovvenzionata dalla Toscana. Ora che la sentenza è diventata definitiva, la Regione vuole che i colpevoli paghino per il danno di immagine che le hanno creato. E userà le somme che saranno «eventualmente liquidate in sede civile per migliorare i progetti (già in atto) di inclusione sociale e superamento del disagio giovanile».
La Regione porterà davanti a un giudice civile non solo le persone fisiche condannate (e per le quali la sentenza è passata in giudicato a giugno 2018) ma anche quelle «per le quali è stata accertata la responsabilità, pur essendo stato prosciolte per prescrizione». Le accuse mosse dalla Procura di Firenze nei confronti di Rodolfo Fiesoli (fondatore del Forteto) e di altri 22 imputati - ricorda la Regione nella delibera con cui decide di chiedere i danni - erano gravi. Per questo nel 2013 la Toscana decide di costituirsi parte civile nel procedimento penale aperto dalla Procura fiorentina per «violenza sessuale aggravata e continuata; violenza privata; maltrattamenti aggravati e continuati » per lo più nei confronti di minori inseriti nella comunità con provvedimento del tribunale dei minori di Firenze.
In sede penale, il tribunale ha riconosciuto alla Regione «un danno non solo di immagine sicuramente risarcibile» (da liquidarsi in sede civile). Occasione che la giunta regionale non si lascia scappare perché il diritto al risarcimento «evidenzia l’infondatezza dei violenti e pretestuosi attacchi rivolti alla Regione su una presunta responsabilità per omesso controllo sulla comunità Il Forteto». La Regione, invece, non chiederà i danni alla coop Il Forteto «perché l’aggressione del capitale sociale bloccherebbe i finanziamenti con conseguenze negative sull’attività della coop che ha una rilevante ricaduta economica e sociale sulla Toscana. Inoltre l’esito dell’azione potrebbe essere incerto: la nuova società contesterebbe la non diretta responsabilità dei fatti che hanno determinato le condanne, visto che dopo la sentenza di Cassazione la coop è stata commissariata». —
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