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Un milione e mezzo di giornate di degenza in più ogni anno

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FIRENZE. Cinque regole e 8.800 morti in meno in Italia da antibiotico resistenza. La prima, la più semplice, è «migliorare le condizioni igieniche delle aziende sanitarie». La Regione Toscana le elenca già a maggio 2019 nella relazione sull’antibiotico resistenza, fenomeno per il quale l’Italia ha «la maglia nera», per usare un’espressione dell’Istituto Superiore di Sanità.

I dati riportati dagli organismi internazionali che monitorano l’antibioticoresistenza - la crescita di batteri che resistono agli antibiotici di vario genere - stimano che «ogni anno negli Paesi dell’Unione Europea e dell’area economica europea avvengano oltre 670mila infezioni da batteri resistenti che comportano 33.000 morti. Il dato drammatico è che l’Italia è il Paese che maggiormente contribuisce a questo primato con oltre 10mila decessi». Eppure seguendo le regole indicate dagli esperti e dalle organizzazioni internazionali «potrebbero tradursi in Itallia in 8.800 decessi evitati ogni anno e un risparmio (di spesa sanitaria) di circa 10 euro per abitante ogni anno».

Le regole da seguire dunque sono: 1) migliorare le condizioni igieniche nelle aziende sanitarie; 2) realizzare programmi di «amministrazione antibiotica» (corretta somministrazione di fatto); 3) aumentare il ricorso a test diagnostici rapidi (più veloce la diagnosi più rapida la cura appropriata: la Toscana ha già annunciato il ricorso a test molecolari in sostituzione dei tamponi per garantire risposte in pochi giorni, invece che in due giorni); 4) ritardare la prescrizione di antibiotici; 5) promuovere campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Nello specifico in Toscana, la Regione ammette la necessità di intervenire nei reparti di riabilitazione ad alto rischio, dove i degenti restano anche mesi. «In alcuni di questi reparti ospedalieri - scrive la Regione nel report sull’antibiotico resistenza - si osservano anche una mortalità a 30 giorni dal ricovero e una mortalità intra-riabilitazione non trascurabili: sarebbe utile analizzare la correlazione tra infezioni e mortalità. Dall’analisi dei dati emerge una preoccupante circolazione di patogeni multi-resistenti nelle strutture di riabilitazione ospedaliera, con dati di prevalenza maggiori rispetto a quelli documentati per gli ospedali per acuti. L’analisi condotta evidenzia che esiste (oltre al probabile fenomeno di importazione delle resistenze dagli ospedali per acuti) anche una significativa trasmissione di germi multi-resistenti intra-riabilitazione. A conferma che ci sono pratiche igieniche non corrette durate l’assistenza dei pazienti. —

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