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L’Istituto superiore della sanità invita ad «alzare l’attenzione»

La Toscana non è ritenuta un caso ordinario con 31 decessi e 75 pazienti gravi L’assessore Saccardi invita «a non fare allarmismo eccessivo, serve cautela» 

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firenze. Esiste un “caso Toscana”. Forse non sarà da allarme nazionale, ma è necessario «elevare il livello di attenzione del Paese». Il messaggio è forte e chiaro. Arriva dall’Istituto superiore di Sanità. Non è “ordinaria” in Toscana la diffusione del New Delhi (Ndm), il superbatterio particolarmente resistente agli antibiotici, variante della Klebsiella pneumonie.

Questo batterio gira già da alcuni anni in Italia, anche in altre regioni, aveva anticipato alcuni giorni fa a Il Tirreno il direttore del dipartimento di Infettivologia dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Giovanni Rezza. Ma i casi registrati in Piemonte o in Liguria erano davvero sporadici. Al contrario, fra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 in Toscana il batterio è stato isolato nel sangue di 75 pazienti ricoverati per patologie gravi. E tra questi pazienti ci sono stati 31 decessi. La Regione Toscana ha deciso di far pubblicare i dati sulla diffusione del batterio: al 31 agosto sono stati 708 i ricoverati identificati come portatori del ceppo batterico e per i quali sono state applicate misure igieniche di contenimento. Tuttavia la Regione ancora precisa che si tratta di decessi per i quali ancora non è stato definito un automatico nesso causale fra morte e presenza del batterio nel sangue o nell’organismo del paziente: l'infezione, quindi, potrebbe essere una concausa o non aver provocato la morte. Non a caso, proprio ieri l’assessora regionale alla Salute, Stefania Saccardi ha ribadito che ritiene ci «sia un allarmismo eccessivo (sulla vicenda New Delhi): la situazione richiede cautela e stiamo facendo tutto il possibile ma mi sembra si esageri. Si tratta di un batterio che si è concentrato nell'area nord ovest della Toscana, con conseguenze molto gravi sulle persone ma che si sviluppa nelle situazioni di grande fragilità. Non c'é dunque un rischio che possa allarmare la popolazione in generale e anche il numero dei morti non è detto sia direttamente correlato con la presenza del batterio: il nesso causale diretto non è stato provato».

Tuttavia l’Iss insiste che la situazione che si è creata in Toscana è «nuova per il nostro Paese e si presenta come un ampio e persistente fenomeno epidemico che coinvolge diverse strutture sanitarie, con un alto numero di pazienti colonizzati o infetti. I dati della sorveglianza nazionale coordinata da Iss, in linea con i dati forniti dalla Regione Toscana, evidenziano, a partire dal secondo semestre 2018, un aumento significativo delle batteriemie da ceppi che producono questo batterio in questa regione». —



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