Il Tirreno

Toscana

l’agente convocato dal questore 

In moto d’acqua con Salvini jr. nei guai poliziotto di Piombino

Stefano Taglione
In moto d’acqua con Salvini jr. nei guai poliziotto di Piombino

Acconsentì alla richiesta del ministro di accompagnare il figlio in mare: il caso  scoppiato in agosto a Milano Marittima fa scattare un provvedimento disciplinare

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Rischia addirittura la destituzione dal servizio. La sua colpa? Aver fatto salire sulla moto d’acqua della polizia il figlio dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini. È finito nei guai per aver detto di sì a una richiesta del leader della Lega, lo scorso 30 luglio in vacanza con il figlio di 16 anni a Milano Marittima, un agente nautico quarantenne del commissariato di Piombino. Il sovrintendente capo coordinatore (questo il suo grado nella scala gerarchica) nei giorni scorsi è stato convocato nell’ufficio del questore Lorenzo Suraci, che lo ha informato dell’apertura di un procedimento disciplinare a suo carico.

Insieme a lui, in via Fiume, anche colui che quel giorno era il suo diretto responsabile, un sostituto commissario livornese che lavora per la Squadra nautica dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico labronico. I poliziotti si trovavano nel Ravennate per motivi di ordine pubblico. Sul collega livornese, tuttavia, non c’è alcuna inchiesta interna. «Un atto dovuto – spiega il questore – visto che è una procedura prevista. Il caso verrà valutato attentamente». L’agente ha dieci giorni per presentare una memoria difensiva, se naturalmente vorrà farlo.

Secondo fonti vicine alla questura la procedura non sarebbe scattata per iniziativa di Suraci, ma dopo una richiesta giunta da Roma, dal Dipartimento della pubblica sicurezza. La vicenda risale al 30 luglio: il figlio sedicenne dell’ex vicepremier, al mare col padre, vuole fare un giro sulla moto d’acqua. Suo padre, Salvini, acconsente e chiede il permesso al poliziotto piombinese, che non potendo dire di no all’allora inquilino del Viminale, accetta. Nel frattempo la scena viene ripresa da un video giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio, ostacolato nel suo lavoro da un altro agente del posto. La procura romagnola ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. Due i reati ipotizzabili: violenza privata, tentata o consumata, e peculato d’uso.

Il sovrintendente capo coordinatore, nel frattempo, ha ricevuto la solidarietà della stragrande maggioranza dei colleghi. «Incredibile che lo vogliano punire – dicono in molti – visto che ha acconsentito a una semplice richiesta. Si chiama vicinanza con la gente, polizia di prossimità. Un procedimento disciplinare nei suoi confronti sarebbe assurdo. È vittima di una strumentalizzazione politica». Ora rischia da un semplice richiamo orale (il minimo previsto dal regolamento interno) alla destituzione dal servizio. Nel mezzo altre possibilità come il richiamo scritto o una sanzione pecuniaria (che può irrogare direttamente il questore Suraci) e la deplorazione, che al pari della destituzione – essendo una pena molto più grave – prevede il giudizio davanti a una commissione, guidata da un ruolo apicale della polizia locale come può essere, ad esempio, il vicario del questore. —

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di Redazione web