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Governo senza toscani, si riapre lo scontro nel Pd: i renziani riparlano di scissione
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Maria Elena Boschi alla Festa dell'Unità di FirenzeBoschi accende la miccia: "Spero non sia un modo per colpire il nostro gruppo". Zingaretti rilancia alleanza con M5s ma i dubbi interni sono tanti
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CORTONA (AREZZO). "Noi siamo quelli che non volevano i popcorn nel 2018...", sintetizza, alludendo a Matteo Renzi, Marina Sereni, neo viceministro degli Esteri. Siamo alla convention del correntone Pd di Dario Franceschini a Cortona (Arezzo) e non lontano da qui la polemica interna dem viene riaccesa dai renziani, all'attacco sulla squadra dei sottosegretari. In cui mancano esponenti toscani, quasi fosse una punizione del leader e del fu Giglio Magico. E torna lo spettro della scissione, dei gruppi parlamentari autonomi, mentre il segretario Nicola Zingaretti da Bologna rilancia con M5S per un'intesa alle regionali. Altro terreno potenziale di scontro.
In tre giorni all'ex convento di Sant'Agostino a Cortona passerà un pezzo di governo, oltre al presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Dà invece forfait il neo commissario Ue Paolo Gentiloni. Si celebra il capolavoro di Franceschini, ministro e capodelegazione al governo, leader del "corpaccione" moderato del partito, che un anno fa si schierò proprio qui con Zingaretti, orientando l'esito del congresso. "Mi stupisce ogni volta di più", dice Sereni di Franceschini con i militanti.
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Clima di soddisfazione, ma fuori tornano le stilettate. L'assenza di toscani tra sottosegretari e viceministri Pd "spero non sia semplicemente un modo per colpire Renzi e il nostro gruppo - dichiara Maria Elena Boschi dando fuoco alle polveri -, perché non credo che sia giusto né che se lo meritino i cittadini toscani". Sulla stessa linea Francesco Bonifazi, che parla di "vendetta contro la stagione renziana", il sindaco di Firenze Andrea Nardella e altri. Ma per gli avversari la questione sottosegretari potrebbe diventare il casus belli per fare la scissione. Fonti renziane contestano un rapporto di causa-effetto e fanno capire che potrebbe avvenire comunque. "Matteo ormai ha deciso", dice una parlamentare rimasta fuori dalle nomine di sottogoverno.
A Cortona il tema non viene evitato. Andrea Orlando, vicesegretario vicario Pd, dal palco dice "ora i sottosegretari non vanno bene perché sono di maggioranza... (interna del Pd, ndr). Ma non eravamo gli stessi che fino a qualche settimana fa dicevano che bisognava fare qualsiasi cosa per fermare Salvini? O c'è stata una rimozione collettiva?".
Ancora più significative le parole di Lorenzo Guerini, un tempo renziano, che afferma di capire le lamentele, ma che "l'importante è che il governo lavori per tutto il Paese". Il leader con Luca Lotti dell'area Base Riformista - potenziale bacino dei gruppi renziani - invoca "unità, non l'implosione del Pd". E ai giornalisti risponde: "Spero che Renzi resti una personalità del Pd".
Altro tema critico: allearsi con il M5S alle regionali. "Se si è fatto un tentativo per governare il Paese perché non tentare - dice Zingaretti -, rispettando le autonomie dei territori, per sperimentare forme di rapporto. Non a tutti i costi". "Bisogna essere molto prudenti - commenta Guerini -. Far scaturire dal nuovo governo, nato da un'emergenza, nuovi equilibri politici penso sia molto prematuro e si rischia anche una forzatura".
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