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New Delhi, l'Istituto superiore di Sanità: c'è un caso Toscana, "alzare il livello di attenzione"
L'Iss parla di "situazione nuova per il nostro Paese". La Regione vara i nuovi test per la diagnosi veloce. Saccardi: non è "un rischio che possa allarmare la popolazione in generale. Stiamo prendendo tutte le misure necessarie ad evitare la diffusione di questo batterio"
La situazione che si sta verificando in Toscana con la diffusione del superbatterio New Delhi, una variante particolarmente resistente della Klebsiella pneumonie, "è nuova per il nostro Paese e si presenta come un ampio e persistente fenomeno epidemico che coinvolge diverse strutture sanitarie, con un alto numero di pazienti colonizzati o infetti".
Lo scrivono gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanit (Iss) in una nota, specificando come ciò comporti "la necessità di elevare il livello di attenzione nel Paese". Le infezioni da Klebsiella pneumoniae resistenti ai carbapenemi (cioè gli antibiotici di "ultima risorsa", a cui si ricorre quando i più comuni falliscono) rappresentano già da molti anni uno dei principali problemi legati alle infezioni correlate all'assistenza e che colpiscono soprattutto persone anziane o sottoposte a procedure medico-chirurgiche invasive. Vi sono diversi i ceppi di Klebsiella pneumonie, e uno di questi produce l'enzima NDM (New Delhi metallo-betalattamasi), scoperto per la prima volta nel 2008 in un paziente svedese di ritorno da Nuova Delhi.
I DATI DELLA REGIONE
Tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 in Toscana il batterio è stato isolato nel sangue di 75 pazienti ricoverati per patologie gravi. E tra questi pazienti ci sono stati 31 decessi (pari al 40%, percentuale paragonabile alla letalit per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici carbapenemici). I dati sono stati diffusi dalla Regione Toscana: al 31 agosto sono stati 708 i ricoverati identificati come portatori del ceppo batterico e per i quali sono state applicate misure igieniche di contenimento. Tuttavia è stato anche precisato che al momento si tratta di decessi sospetti, nessun nesso causale automatico. L'infezione potrebbe essere una concausa o non aver provocato la morte.
LA DIFFUSIONE NEGLI OSPEDALI IN TOSCANA
L'INDIVIDUAZIONE DEI CASI NEL TEMPO IN TOSCANA
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IL NUOVO SISTEMA DI DIAGNOSI
La novità è che la Toscana è pronta ad adottare un test per individuare la presenza del superbatterio - e quindi a diagnosticare l’eventuale contagio - nel giro di poche ore, invece che in due giorni. La diagnosi precoce più che mai è necessaria in questa malattia che si contrae soprattutto in ospedale e che ha effetti letali in pazienti già molto debilitati. Individuarla subito e aggredirla in modo tempestivo può fare la differenza sugli effetti della terapia.
Ad annunciare il nuovo test in consiglio regionale è l’assessora regionale alla Salute, Stefania Saccardi. Deve rispondere all’interrogazione urgente di Maurizio Marchetti (FI): «Entro breve - conferma l’assessora Saccardi - lo screening tradizionale verrà sostituito da un test molecolare che garantisce più rapidità nella risposta» che passerà, appunto, da due giorni a poche ore.
Già con il test tradizionale (un tampone rettale, visto che il batterio si annida nell’intestino) da novembre 2018 al 31 agosto negli ospedali e nelle varie strutture sanitarie sono stati individuati 708 pazienti “colonizzati”: di questi - conferma la relazione di Ars - il germe New Delhi è stato isolato nel sangue di 75 pazienti con sepsi, infezioni gravissime. E la percentuale di mortalità in questi pazienti è confermata al 40%.
SACCARDI: NON C'E' NESSO CAUSALE AUTOMATICO CON LE MORTI
Tuttavia - precisa l’assessora Saccardi in aula - comunque il nesso di causalità fra la morte dei pazienti e il contagio del superbatterio «non è scontato, proprio perché molti pazienti colpiti sono molto “fragili” (debilitati). Malgrado i decessi, che ci sono stati, dunque, non vuole dire ci sia un nesso causale automatico con la presenza del ceppo: proprio a causa delle compromesse condizioni di salute dei pazienti colpiti, l’infezione potrebbe essere una concausa del decesso o non aver provocato la morte». Tanto più - insiste l’assessora - che il sistema sanitario toscano «ha risposto prontamente. È stato sotto attento monitoraggio l’andamento del fenomeno e sono state emanate tutte le indicazioni e le raccomandazioni valide per tutto il territorio regionale».
Oggi Saccardi ha ribadito che c'è un eccessivo allarmismo. Il batterio non rappresenta "un rischio che possa allarmare la popolazione in generale. Stiamo prendendo tutte le misure necessarie ad evitarne la diffusione".
MARCHETTI ACCUSA: REGIONE IN RITARDO
Il consigliere Maurizio Marchetti di Forza Italia ritiene che l'intervento della Regione sia stato tardivo. «Gli atti della Regione su questa vicenda sono tardivi e hanno tempistiche troppo dilatate rispetto al rischio contingente generato dai focolai toscani per l’Italia e per tutta l’area euro. Oltretutto il 4 aprile proprio sulle infezioni ospedaliere e le batteriemie nell’ospedale di Massa avevo presentato un’interrogazione a risposta scritta che non mi è mai arrivata, ecco: se combino le due cose no, non sono soddisfatto di come gli eventi sono stati gestiti dalla Regione e dall’Asl Toscana Nord-Ovest dove insiste la maggior parte dei contagi».
Marchetti ricostruisce: «Il 4 aprile, dopo aver ricevuto segnalazioni sui contagi sopra la media di Klebsiella pneumoniae (un batterio farmacoresistente della famiglia del New Delhi) all’ospedale di Massa presento un’interrogazione: ignorata. Il 24 maggio i dati epidemiologici raccolti destano allarme per i focolai di New Delhi presenti in 9 ospedali della Asl Toscana Nord Ovest. Il 30 maggio il ministero per la salute dirama un’allerta a tutta la penisola per il rischio contagi derivante dal caso toscano. Il 6 giugno l’Istituto superiore di sanità emette la valutazione di rischio definendolo “alto” quanto a “diffusione tra le strutture sanitarie europee”. Ma il primo atto della Regione (le linee guida anti-contagio) del 26 luglio. La Asl lo recepisce il 5 settembre». —
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