Il Tirreno

Toscana

Clarissa, 15 anni 

Guarita dalla leucemia è testimonial nelle scuole

m.s.

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fucecchio. La donazione come strumento di vita, come mezzo – volontario e involontario – per continuare a vivere. Perfino il Dalai Lama dice che “anche una piccola esperienza di altruismo procura immediatamente un po' di pace mentale”. E allora cosa meglio della donazione per sentirsi felici? Basterebbe citare la storia di Clarissa Salvadori, fucecchiese: a 15 anni , dopo un malore improvviso, scopre di avere la leucemia, in una forma molto aggressiva. Clarissa adesso è diventata una testimonial della promozione della donazione: va nelle scuole dai suoi coetanei a spiegare quanto sia importante un gesto simile, assolutamente salvavita.

Infatti è grazie al trapianto di midollo e alle 150 sacche ricevute tra sangue, piastrine ed emoderivati che Clarissa ha sconfitto questa terribile malattia ed è tornata a sorridere alla vita che aveva provato a giocarle il più brutto dei tiri mancini. Amici e parenti corsero a donare e l’altruismo vinse insieme a Clarissa, che oggi è una splendida ragazza di 21 anni che coltiva tutti i suoi sogni, com’è giusto che sia per chi appena iniziato a costruire la propria vita.

Ma la donazione di sangue può essere anche un’arma di prevenzione. Infatti quando si va a donare si viene sottoposti a tutta una serie di accertamenti che – in casi per fortuna rari – evidenziano la presenza di anomalie gravi, potenzialmente mortali. È il caso di un donatore abituale, che in occasione di una delle ultime donazioni ha scoperto che qualcosa non andava; dagli accertamenti successivi è emerso che aveva un cancro all’intestino, purtroppo maligno. Non avendo avuto alcun sintomo, probabilmente l’uomo (senza le analisi pre-donazione) non si sarebbe accorto di nulla, se non quando il quadro clinico poteva essere già compromesso. In un momento l’uomo si è trasformato da donatore a ricevente, perché anche lui ha avuto bisogno di decine e decine di sacche di sangue “fornite” da chi come lui puntualmente si recava al centro trasfusionale per mettersi a disposizione dello sconosciuto che ha bisogno. “D’altronde – diceva lo scrittore John Steinbeck - vale la pena esser buoni e generosi. Non solo in Cielo uno si guadagna la ricompensa, ma anche qui sulla terra”. Donare, alla fine, vuol dire voler bene anche a noi stessi, perché a volte anche un esame di routine può essere uno spartiacque decisivo. —

m.s.

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di Redazione web