Sicurezza
Piccole scelte che danno l'esempio, un'agenda per il Conte bis
Quasi senza colpo ferire, a causa del più grande difetto che può avere un politico, l’arroganza, ci siamo liberati della ferocia festaiola di Salvini, di un governo incapace di fare alcunché più o meno in tutti i campi, salvo che nei decreti sicurezza e nel compiaciuto disinteresse verso chi sta peggio di noi, di un’atmosfera insopportabile fatta dal respiro di persone che nel 1600 sarebbero andate ad assistere al rogo di una strega. In fondo, la giustizia e la legge erano dalla loro parte, quale migliore occasione per perdere ogni freno e provare addirittura piacere per una cosa che dovrebbe fare orrore, cioè la morte di bambini, donne e uomini, sepolti in mare e perciò ben nascosti agli occhi di coscienze morali già molto indebolite e assai tentate di rovesciare ciò che è immorale in azione giusta e legale. Ora, probabilmente, molti antibuonisti si dimenticheranno di ciò che hanno approvato via facebook o via twitter. C’è un altro governo. Una boccata di ossigeno, senza dubbio. I toni sembrano, per fortuna, già cambiati, ma fino al punto che anche a sinistra molti pare abbiano dimenticato d’un colpo che l’attuale capo del governo è la stessa persona che assecondava e appoggiava, nero su bianco, Salvini e che Di Maio, attuale ministro degli esteri, era lì a condividere le non poche nefandezze. Dobbiamo dimenticare? Non dobbiamo eccedere in permalosità?
E’ più giusto e sensato applicare il concetto filosofico di epoké, che significa sospensione. Sospendiamo il giudizio. In fondo perfino il grande Paolo di Tarso fu colpito sulla strada di Damasco e divenne uno delle più grandi vette del cristianesimo. Si parva licet, Conte mi ricorda, a dire il vero, Leonard Zelig piuttosto che Paolo di Tarso, comunque tutto dipenderà da ciò che il governo saprà fare e da quali forze economico-sociali sarà influenzato (se non fosse influenzato da nessuno, sarebbe fantastico. Ma, appunto, sto fantasticando e il rinnovo della concessione a Autostrade uccide la mia fantasia). Molto concretamente potrebbe avviare alcuni interventi programmatici sul piano ambientale e educativo, cominciando a far uscire l’università, la scuola e la sanità (Speranza: nomen omen? Speriamo!) dalla malposta concezione aziendalista oggi dominante e devastante. Per esempio, si potrebbe pensare di dotare le istituzioni pubbliche (scuole, ospedali, atenei ecc.) di acqua disponibile a cui attingere con bottiglie non più di plastica, vietando così l’uso incontrollato, ma molto redditizio, di materiali che inquinano. Mi rendo conto che così si disturbano notevoli interessi, ma costringere le aziende a modificare i loro sistemi produttivi, producendo bottiglie con altri materiali, non è poi chiedere la luna. Al contrario sarebbe un modo di far prevalere il bene pubblico e ambientale. Alcuni lo stanno facendo o ci stanno provando. Si comincia a vietare l’uso di bottigliette di plastica in determinati luoghi (Rosignano, Livorno), mentre si cerca di introdurre il metodo delle bottiglie di alluminio in alcune scuole (Pisa), ma sarebbe bello che della questione se ne facesse carico il governo. Si tratta solo di un piccolo esempio. E’ una questione di metodo. Ci vuole il senso del futuro che entra in modo progettuale nel presente, ma anche il senso dell’autonomia dai poteri forti. E soprattutto l’uscita da quella patologia ideologica che è l’aziendalismo. L’aziendalismo nelle università, nelle scuole, negli ospedali è il massacro della formazione, l’asfissia delle professioni nonché l’anticamera dell’insanità mentale. Un governo che cominciasse ad avere un po’ di senso critico e di sguardo progettuale non sarebbe male. Mantengo l’epoké.
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