Proteste
Messa beat 50 anni dopo ma non è più choc
La band pratese che nel ’69 fece discutere l’Italia torna a suonare il rock in chiesa. «All’epoca il vescovo mandò una spia»
Nella vita hanno scelto più il rhythm’n’blues avvelenato dei Rolling Stones che le armonie leggere dei Beatles. Ma la “Messa beat” che nel 1969 finì sul Telegiornale della Rai e nella settimana Incom al cinema, il cinegiornale di quei tempi, è rimasta addosso a Marco Becagli, voce (conosciuto da anni come Marco Folk), Andrea Spagnesi, batteria e cori, e Roberto Bettazzi, chitarra elettrica. A 50 anni di distanza dalla prima Messa beat in Italia, alla parrocchia di Santa Maria Assunta a Cafaggio, periferia di Prato, ieri alle celebrazione delle 11, la messa cantata al ritmo beat e progressive è stata ripresentata così come fu fatta mezzo secolo fa.
Tante cose sono cambiate da allora, il parrocco oggi è Don Andrea Dolba, un omone polacco affabile, e dei sei ragazzotti di allora ne sono rimasti tre. Filippo Policelli e Giuseppe Campanale sono scomparsi prematuramente; e Sergio Tempestini, che all’epoca era alle percussioni, ha smesso di suonare da tempo. Qui, in questo pezzetto della città che un tempo era aperta campagna, nel ’69 quei sei ragazzi dettero vita alla prima “Messa beat” in Italia, accettata ma non proprio benedetta dall’allora Vescovo Fiordelli, che inviò un prelato della Curia ad osservare bene cosa stesse accadendo in quella parrocchia di periferia.
Al tempo, parroco era Don Sergio Pieri. Fu lui a proporre ai sei ragazzi della parrocchia di Cafaggio di avvicinare altri giovani alla Chiesa, modificando un po’ la liturgia della Santa Messa, magari con una messa cantata. E così fu fatto. Riprendendo la “Messa beat” scritta e fatta dai Barritas, uscita nel 1966 con l’album “La Messa dei giovani”, «riscrivemmo i brani, rifacemmo gli spartiti – ha precisato Andrea Spagnesi – e il sabato e la domenica della festa della natività di Maria, cantammo la Messa beat. La domenica venne la Rai, fummo i primi in Italia a farla anche se i Barritas lo avevano già fatto a Roma ma in una chiesa sconsacrata».
Ieri mattina, è stato un successo come cinquant’anni fa. Chiesa gremita, fedeli giovani e meno giovani e Don Andrea Dolba che anche nell’omelia non ha dimenticato «questo trambusto con i media e i fotografi a giro in questa domenica particolare».
Una messa cantata con alcuni brani sul modello Procol Harum, band britannica di quegli anni che spopolò con “A Whiter Shade Of Pale”, e grande partecipazione sia del coro parrocchiale sia dei fedeli che non hanno mancato di applaudire alla fine con una vera e propria ovazione. «Emozionati? Certo che siamo emozionati, io lo sono tantissimo – ha detto Marco Becagli – quella volta avevo 20 anni. Tanti anni fa, ora fa un effetto meraviglioso».
Gli fa eco Andrea Spagnesi, classe 1951 «sono quasi commosso con così tanta gente. Certo che sono emozionato è stata una mattina bellissima. Ma posso confessare una cosa? Per me il beat è troppo mieloso, preferisco il rock blues dei Rolling Stones».
Poi un altro aneddoto, sempre di Andrea Spagnesi: «Volevamo rivederci al cinegiornale settimanale e andammo al cinema Odeon a Prato, io avevo ancora 17 anni e c’era un film vietato ai minori, non mi facevano entrare e furono gli altri ad accreditarmi, altrimenti non mi sarei rivisto al cineincom» .
Fuori dalla Chiesa, continua a scendere una insistente pioggia settembrina. Poi d’un tratto il cielo si apre e rispunta il sole. Chissà. —
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