Il Tirreno

Toscana

la preside pioniera 

«Io, la prima a portare l’acqua in brocca a mensa I genitori avevano paura»

m.l.
«Io, la prima a portare l’acqua in brocca a mensa I genitori avevano paura»

Daniela Pampaloni 13 anni fa chiese ad Acque spa di fornirle mise al bando la plastica  per e far crescere negli alunni  una coscienza ecologica

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CRESPINA LORENZANA. I più piccoli la chiamavano “acqua del Sindaco”. Per dire che era quella del rubinetto. Lo aprivi ed era un attimo riempire la caraffa di vetro per portarla sulla tavola della mensa. Correva il 2006, tredici anni fa. A chiedere al gestore Acque spa un certo numero di brocche e mettere così al bando le bottiglie di plastica, rivendicando così una sua idea ecologica ed educativa ben precisa, fu una dirigente scolastica lungimirante: Daniela Pampaloni. In pensione da pochi giorni, l’ex preside ha passato il testimone dell’istituto comprensivo “Giovanni Mariti” che aggrega tredici plessi fra Fauglia, Crespina Lorenzana, Orciano Pisano e Santa Luce. È fra le dolci colline del Pisano che la dirigente ha lavorato continuativamente per ben 23 anni, piantando i semi di una coscienza ecologista matura per i tempi di oggi, acerba per quelli di ieri. Perché in questo borgo di cinquemila anime e poco più che è Crespina Lorenzana (prima del 2013 solo Crespina), Daniela Pampaloni diede vita a un esperimento di scuola “plastic free”, sfruttando la collaborazione del gestore idrico e dell’amministrazione locale. «All’inizio ci furono delle resistenze da parte dei genitori – racconta - Ricordo quando l’allora sindaco Carpi mostrava l’acqua che beveva lui dal rubinetto».

Se l’ufficio scolastico non l’avesse “obbligata” ad andare in pensione a 65 anni, Pampaloni avrebbe continuato a mandare avanti il comprensivo “Mariti” che conta oggi 1.100 iscritti. Dove non manca un fontanello all’interno di ogni plesso per l’erogazione dell’acqua potabile. «So che quest’anno arriveranno ai bambini anche le borracce, per iniziativa delle amministrazioni locali: ciò mi rende molto felice». Fontanelli, brocche e borracce: delle bottiglie di plastica nemmeno l’ombra. L’ex preside ha sempre avuto il rispetto dell’ambiente nel Dna, prima ancora che il “plastic free” diventasse un fenomeno. «Perché non rimanga una moda – fa notare - occorre crederci e lavorarci senza limitarsi a progetti “spot”, bensì accompagnando questi cambiamenti di mentalità e comportamenti con una continua formazione, a partire dagli insegnanti». Nel suo piccolo, l’ex preside l’ha fatto.

m.l.

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di Redazione web