Sicurezza
«Allacciami le scarpe» Umilia e pesta moglie e figlie, ma resta in casa
siena. La mattina si alzava dal letto e prima di uscire di casa pretendeva che sua moglie gli allacciasse le stringhe delle scarpe, la sera rientrava e sua moglie doveva togliergli le scarpe. Alle sue figlie, invece, proibiva tassativamente di frequentare le loro amichette e per chi disobbediva erano botte. Una storia che si ripeteva da anni, sempre la stessa. Una storia fatta di minacce continue, percosse e umiliazioni. Con l’accusa di atti persecutori i carabinieri di Siena hanno deferito all’autorità giudiziaria un 48enne di origine rumena e residente ad Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata.
A prendere coraggio e denunciare anni di sottomissioni, la moglie del (presunto) maltrattante che, per amore proprio e delle figlie, ha raccontato tutto ai carabinieri. Vessazioni che giorno dopo giorno erano diventate insopportabili per quella famiglia così numerosa con figli maschi ai quali tutto era concesso e le figlie femmine, maggiorenni e minorenni, alle quali nulla era permesso. Alla moglie, addirittura, era impedito perfino di potersi trovare un lavoro: un esempio classico di violenza economica. Prima della denuncia ai Carabinieri, ci sarebbero stati altri episodi di violenza anche fisica da parte dell’uomo ai danni della moglie e delle figlie che non sono stati denunciati. L’uomo, che lavora come operaio, manifestava quella che le forze dell’ordine classificano come “gelosia morbosa” soprattutto nei confronti delle figlie e non verso i figli maschi. In realtà si tratta di violenza. I militari hanno escluso motivazioni religiose all’origine degli atteggiamenti dell’uomo, attribuendoli a «una subcultura medievale del padre padrone».Le indagini sono partite dalla denuncia della moglie che ora, con i figli, è stata collocata in una località protetta per essere successivamente spostata presso una casa famiglia, ancora da individuare. All’Autorità giudiziaria è stata poi richiesta una misura di “divieto di avvicinamento ai futuri luoghi frequentati dalla persona offesa”. —
Cristiano Pellegrini
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