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Super batterio New Delhi: sono 64 i pazienti toscani infettati. La Regione: "Situazione sotto controllo"
Il caso dell'impennata imprevista dei casi di contagio da Ndm, in particolare negli ospedali della Asl nord ovest. Il micro organismo resiste agli antibiotici e ha "colonizzato" da novembre a oggi 546 persone. L'assessore Saccardi: non c'è una emergenza, ma da parte nostra c'è la massima attenzione. Le opposizioni passano all'attacco
DA SAPERE
- New Delhi è un batterio super resistente agli antibiotici. Il Centro europeo per la prevenzione delle malattie ha messo la lente su un picco di contagi avvenuto da novembre a maggio negli ospedali della Toscana.
- Secondo i nuovi dati forniti dalla Regione i contagiati toscani sono 64 (di cui 59 nella sola Asl nord ovest) e i "colonizzati" 546 da novembre a oggi.
- I sintomi sono quelli comuni alle infezioni: febbre alta, polmoniti, infezioni urinarie, infezioni cutanee, renali o altri tipi di setticemie. La cura - secondo le istruzioni della Regione - consiste in un cocktail di 8 antibiotici, alcuni dei quali non più utilizzati in Italia e di cui tutte le Asl toscane si sono dotate, rifornendosi all'estero.
- La Regione rassicura la popolazione: il contagio è sotto controllo e il personale sanitario sta seguendo i protocolli necessari per limitarne la diffusione.
FIRENZE. Sono 64 - da novembre 2018 a oggi - i casi di pazienti infetti da New Delhi, il batterio super resistente che sta facendo registrare un picco di contagi negli ospedali dell'Asl nord ovest della Toscana. E 546 le persone "colonizzate" dal batterio, anche se solo poco più di un decimo ha sviluppato l'infezione. Si tratta di "portatori", persone che nella maggior parte dei casi supereranno senza conseguenze il passaggio del batterio nel loro organismo. Gli infetti invece vengono sottoposti a cure specifiche. Nel decreto approvato dalla Regione a fine luglio vengono date istruzioni per un cocktail di 8 farmaci da somministrare agli ammalati. La setticemia da Ndm (acronimo di New Delhi metallo beta-lattamasi) ha una mortalità tra il 40 e il 45%. Ma è impossibile quantificare il numero dei morti, dice la Regione: servirebbe uno studio specifico che non è stato svolto. Inoltre, il batterio colpisce persone già debilitate, già colpite da altre patologie o immunodepresse. Una fonte sanitaria qualificata al Tirreno ha parlato di una quindicina di casi mortali.
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Ad aggiornare i numeri (64 infettati, 546 colonizzati) è stata la Regione Toscana, che ha convocato venerdì 6 settembre una conferenza stampa per spiegare come il nostro sistema sanitario sta reagendo a questi casi registrati all'interno dei reparti. "Il fenomeno - sottolinea l'assessore alla Salute Stefania Saccardi - è stato fronteggiato tempestivamente dalla strutture sanitarie regionali. Non c'è stata alcuna sottovalutazione e il nostro obiettivo in questo momento è la prevenzione".
A sollevare il caso è stato un report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. L'assessore regionale Stefania Saccardi tranquillizza: è vero che la positività da Ndm è in Toscana più alta nel resto d'Italia, come rilevato del resto dall'osservatorio europeo, ma il sistema sanitario sta adottando tutte le procedure per tenerlo sotto controllo, come fa per tutte le infezioni ospedaliere. Le opposizioni in Consiglio regionale passano all'attacco parlando di oscurantismo e di un tentativo di "edulcorare" la realtà.
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LE ZONE DEL CONTAGIO
- 546 i pazienti colonizzati
- 64 hanno sviluppato l'infezione di cui 59 nella Asl nord ovest (Livorno, Piombino, Pisa, Lucca, Versilia, Massa - Carrara)
- dei 59 della Asl nord ovest, 28 sono a Pisa e 8 a Livorno
- 5 nelle altre due aree vaste toscane
- 1 caso a Careggi
- nessuno a Prato e Empoli
GLI INFETTI E I PORTATORI
Col batterio "New Delhi", spiegano gli esperti, si può anche convivere tutta la vita senza problemi. Sono batteri che normalmente fanno parte della flora intestinale umana e che, solo in taluni casi, diventano resistenti agli antibiotici. Il batterio è registrato ovunque in Italia. Passa da una persona all'altra per contatto. Per questo la profilassi da seguire è quella igienica, dal lavarsi le mani all'uso di presidi e strumenti monouso, fino all'isolamento del paziente, e deve riguardare non solo gli operatori ma i ricoverati stessi e i parenti che si recano in ospedale a far loro visita. L'uso corretto degli antibiotici è soprattutto, a monte, l'attenzione da adottare, ripetono più volte i medici, causa dell'aumento dei batteri (non solo il New Delhi) resistenti.
Chi è portatore (ma non infetto) non deve sottoporsi ad alcuna terapia: salvo che non si tratti di un paziente destinato a ricevere ad esempio un trapianto, su cui sia in atto un trattamento di chemioterapia o che possa presumibilmente cadere in situazioni di immunodepressione.
Agli infetti invece, spiega il direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale di Arezzo Danilo Tacconi, membro dell'unità di crisi che la regione ha attivato a maggio e tuttora attiva, a chi arriva con febbre, infezioni cutanee, renali o altri sintomi vengono somministrati cocktail di vari antibiotici: alcuni non più utilizzati in Italia e di cui tutte le Asl toscane si sono dotate, rifornendosi all'estero.
LE RASSICURAZIONI DELLA REGIONE
Sul tema c'è "grande attenzione ma non un allarme". Lo ha spiegato l'assessore toscano al diritto alla salute Stefania Saccardi: "Anche se i dati ci inducono a fare molta attenzione e ad adottare strumenti affinché il batterio venga gestito nel modo migliore". L'assessore ha precisato che "è un batterio che esiste ovunque in Italia, ma nella nostra regione i numeri sono un po' più alti".
Il dottor Danilo Tacconi, infettivologo dall'Unità di crisi regionale attivata da tempo e di cui fanno parte professionisti esperti nel settore, ha spiegato che si tratta di "un batterio che spesso si trova nell'intestino delle persone che hanno usato antibiotici", "e per i portatori non viene previsto niente mentre gli infetti vengono sottoposti a terapie" perché con questo batterio in caso di sepsi "la mortalità può arrivare al 40%-45%".
A essere colpiti sono soprattutto pazienti fragili che per motivi di salute sono stati sottoposti a prolungate terapie antibiotiche, interventi chirurgici, oppure sono immunodepressi per la chemioterapia o grandi ustionati. "Per evitare la trasmissione - ha spiegato ancora Tacconi - è necessario porre grande attenzione all'igiene personale del paziente e dei familiari e negli ospedali è necessario isolare i pazienti".
La presenza del batterio è stata registrata soprattutto nei grandi ospedali, in particolare nell'area del Pisano, dove vengono trattati un maggior numero di pazienti e soprattutto patologie più gravi. Tra le misure prese c'è anche lo screening all'ingresso in ospedale, effettuato con un tampone rettale ed esteso a tutti i reparti di medicina, ripetuti settimanalmente per tutta la degenza nel caso di esito negativo.
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LEGA E FORZA ITALIA CHIEDONO CHIAREZZA
Massima chiarezza sulla diffusione del superbatterio New Delhi. Sul caso del superbatterio intervengono i consiglieri regionali della Lega Elisa Montemagni (capogruppo) e Jacopo Alberti (portavoce dell'opposizione) che annunciano la richiesta di una comunicazione in aula dell'assessore toscano al diritto alla salute Stefania Saccardi. "Se è vero che da quasi un anno siamo in Toscana in una potenziale emergenza sanitaria - sottolineano in una nota Montemagni e Alberti - vogliamo sapere perché tale grave situazione sia emersa solo da pochi giorni. C'è, dunque, un caso Toscana? Non vogliamo assolutamente creare allarmismo ma è doveroso che si faccia piena chiarezza su quanto è successo e tuttora sta avvenendo".
Sulla questione interviene anche Forza Italia con il vicepresidente dell'Assemblea Toscana Marco Stella e il capogruppo azzurro Maurizio Marchetti spiegando che "la direzione generale della Asl Toscana nord ovest ha deliberato solo ieri, 5 settembre, il recepimento del decreto dirigenziale regionale del 26 luglio scorso sul contrasto al superbatterio New Delhi e l'attivazione di una unità di crisi. Siamo in presenza di una grave sottovalutazione tutta toscana", scrivono osservano Stella e Marchetti. In tutta Italia i focolai erano oggetto di azioni di contrasto, e qui invece erano oggetto di silenzio e oscurantismo. Invece il pericolo per la popolazione esiste ed alto. Il problema è di sanità pubblica e la governance sanitaria ha taciuto. È una responsabilità grave che non intendiamo lasciar edulcorare in alcun modo da parte del Pd".
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