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«Hanno avvelenato nostro figlio Lui è morto, noi vogliamo giustizia»

Alessio Tacchetto è uno dei  30enni uccisi dalla cocaina tagliata male in circolo da mesi I genitori: va cercato chi spaccia e ha contaminato la droga

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«Nostro figlio lo hanno avvelenato, vogliamo giustizia. Lo spacciatore e chi ha tagliato in quel modo la cocaina devono soffrire quanto ha patito lui in ospedale». Alessio Tacchetto è uno dei ragazzi uccisi dal carico contaminato di “polvere bianca” che a Livorno, fra giugno e luglio, secondo il Servizio tossicologico avrebbe provocato due morti e otto infezioni gravissime nei confronti di altri otto giovani salvati dai medici e dagli infermieri dell’ospedale labronico.

Il ragazzo di Stagno (frazione del comune di Collesalvetti) è deceduto a soli 31 anni il 29 giugno dopo aver consumato una mini dose di cocaina. A ricostruire le sue ultime ore di vita sono i genitori Graziano Tacchetto e Patrizia Ponzolini.

«Alessio è uscito attorno a mezzanotte a comprare la droga nel quartiere livornese di Shangai – dicono – poi è rientrato. Abbiamo subito notato che gli effetti collaterali erano diversi, ma è andato a letto e sembrava tutto a posto. Il risveglio è stato terribile: diceva frasi senza senso e non riusciva a muovere le gambe. È crollato a terra e alle 22 è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale». Un’infezione batterica la causa della tragedia: probabilmente da streptococco beta emolitico. Il giovane – secondo quanto confermato dai genitori – non era un consumatore abituale di cocaina, ma era comunque in cura al SerT di Livorno. «Qualcuno ci deve dire chi lo ha ammazzato, perché di omicidio si tratta», sottolineano i familiari.

Nel frattempo spunta anche un possibile terzo caso di morte sospetta da cocaina contaminata: si tratterebbe di un trentasettenne di Piombino, per il quale i carabinieri del Reparto operativo di Livorno – guidati dal tenente colonnello Armando Ago – su disposizione della procura labronica hanno effettuato ulteriori accertamenti e sono in attesa della relazione dell’autopsia (che non è stata invece fatta sul corpo di Alessio Tacchetto). La morte dell’uomo, avvenuta a fine luglio, sarebbe all’apparenza inspiegabile. Il trentasettenne non sarebbe mai stato segnalato come un consumatore abituale di droga, né avrebbe denunce alle forze dell’ordine in questa direzione. Ma la tempistiche ha suggerito ai militari un’indagine anche in questa direzione.

Per il momento una risposta investigativa sui casi rilevati dal SerT non c’è, anche se da un punto di vista sanitario ci siano molti aspetti in comune. Il problema ad oggi – confermano dalla procura labronica – è che i tre decessi sono stati trattati singolarmente e dunque slegati l’uno dall’altro. Ma come spiegano dagli uffici di via Falcone e Borsellino ci vorrà del tempo affinché i medici legali che hanno effettuato gli esami inviino in Procura le relazioni. Possibile però, ora che è emerso un legame tra questi undici casi, la procura possa muoversi in modo autonomo. E magari richiedere all’Asl le cartelle cliniche di tutte le persone ricoverate con patologie simili a cavallo tra giugno e luglio. Dopodiché, per risalire agli spacciatori che hanno messo sul mercato la partita di droga “avvelenata” potrebbero essere ascoltati i sopravvissuti. —

Stefano Taglione

Federico Lazzotti

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